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SCRUTON/ Perché sciupiamo la bellezza?

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Roger Scruton (InfoPhoto)  Roger Scruton (InfoPhoto)

In questa prospettiva, l’apostasia contemporanea nei confronti della cultura e dell’arte va di pari passo con quella religiosa. Scruton, nato nel 1944 e cresciuto in una famiglia laica di sinistra, si è avvicinato da solo, nella giovinezza, alla Chiesa anglicana e ogni domenica suona l’organo nella sua parrocchia del Wiltshire, la tipica chiesa in stile neogotico della campagna inglese. Proprio al significato dell’anglicanesimo nella cultura inglese egli ha dedicato uno dei suoi ultimi libri, Our Church. Purtroppo, in un momento in cui le Chiese avrebbero dovuto svolgere un insostituibile compito di difesa della sacralità della bellezza, anch’esse hanno ceduto allo svilimento del proprio patrimonio rituale e simbolico: il “vandalismo” nei confronti della liturgia anglicana, infatti, va di pari passo con l’abbandono della tradizione liturgica della Chiesa cattolica. Nonostante ciò Scruton ha guardato con grande interesse e simpatia ai pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, vedendo in essi i segni di ripresa della più genuina tradizione religioso-culturale dell’Occidente.

A proposito dei processi di secolarizzazione contemporanei il filosofo inglese ha affermato nel corso di un’intervista: «Penso che le Chiese europee debbano trasmettere il messaggio che, senza di loro, l’Europa non esiste. Le nostre società sono creazioni cristiane, che dipendono su ogni singolo punto da una rivelazione che è stata mediata dalle Chiese [...]. Affermarlo, vuol dire iniziare a riscoprire le cose per cui dobbiamo lottare e che dobbiamo difendere dalla corruzione».

«La nostra civiltà è stata sradicata – ma l’albero sradicato non è sempre detto che muoia». Nel momento attuale, la cultura diventa «la via maestra per conservare la nostra eredità morale e per restare saldi di fronte a un futuro burrascoso».

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