BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IL CASO/ C'è una "Disneyland" che minaccia l'Italia dell'arte

Pubblicazione:

InfoPhoto  InfoPhoto

Ho quindi la convinzione che Testori, nonostante la sua idiosincrasia per manifesti e convocazioni, all’iniziativa dell’Aquila avrebbe guardato con simpatia. Me lo fa credere un altro particolare: gli storici dell’arte, oltre a sostenere giustamente che il recupero del centro storico dell’Aquila è un fatto non locale ma nazionale («una tragedia italiana», l’ha definita Tomaso Montanari, uno dei promotori), sostengono che una linea di un recupero e la ricostruzione materiale dei monumenti sia affidata più alle mani (e alla visione) di artigiani specializzati che non a star dell’architettura, come da più parti è stato ventilato, che ne farebbero una sorta di “disneyland antiquariale”. 

Per il patrimonio artistico del nostro paese la sfida non è solo quella della conservazione. Il patrimonio deve tornare ad essere un fatto vissuto e partecipato, altrimenti avremo solo fatto una costosissima museificazione. Testori questo lo sapeva bene, e per questo si spendeva tanto non solo per la difesa di tanti tesori anche sperduti, ma per far sì che la gente che attorno a quei tesori viveva, tornasse ad appassionarsene, o addirittura ad “appropriarsene”. La coscienza civile infatti non è una dinamica fredda di controllo e di salvaguardia, ma vive di passione, di innamoramenti, di senso di appartenenza, a volte anche di parzialità. C’è da sperare che una dinamica del genere possa scattare anche per l’Aquila. Se mille storici dell’arte si sono autoconvocati per riaccendere i riflettori sul destino di uno dei centri storici più belli d’Italia, come non augurarsi che riescano nel loro impegno? Scommetto che Testori un articolo per incoraggiarli lo avrebbe scritto…



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.