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STORIA & FEDE/ Il rosario, quello strano intreccio tra carità e materia

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Tiziano, Assunta (1516-18) (Immagine d'archivio)  Tiziano, Assunta (1516-18) (Immagine d'archivio)

I domenicani per primi diffusero questa nuova forma di preghiera orale in tutte le contrade dell’Europa cristiana. Per farla trionfare, non si inventarono solo le corone di grani da far scorrere contando il succedersi dei momenti che componevano l’intero atto di devozione. Si stamparono guide e manuali che ne insegnavano i contenuti. Artisti e incisori moltiplicarono in mille fogge le immagini delle scene dei misteri da interiorizzare: erano i punti nodali di passaggio di un itinerario mentale che dall’annunciazione dell’angelo andava fino alla glorificazione celeste di Maria, prototipo del destino di felicità di ogni uomo salvato da Cristo.

Arrivati al 1600, si sentì il bisogno di fare le cose sempre più in grande. Capitò che si arrivasse persino alla gigantesca impresa di tradurre il ciclo dei quindici misteri del rosario in un teatro pietrificato di edicole sacre, in cui il contenuto dei misteri era tradotto nella plastica evidenza di una sinfonia di pitture e sculture drammatizzate, che riproducevano “dal vivo” i fatti costitutivi della storia dell’alleanza di Dio con l’umanità sofferente. È quello che avvenne ritagliando sul fianco  della montagna il viale processionale di accesso al Sacro Monte di Varese, al tempo di Federico Borromeo. Tutto qui era reso visibile agli occhi di chi semplicemente guardava, procedendo passo dopo passo lungo una via che era un pellegrinaggio fino alle sorgenti della vita vera. E guardando, pregando, si tornava a essere protagonisti di fatti che continuavano a produrre i loro effetti coinvolgenti, colpendo la mente e il sentimento con la forza persuasiva dell’ostentazione resa enfaticamente monumentale.

La pietà cristiana riprendeva così a farsi esperienza di un viaggio, o di una conversione: dall’io isolato verso Dio, e ritorno, passando per i misteri della gioia, del dolore e della gloria, separati da archi sotto cui ancora oggi si deve con ordine transitare, salendo a zig zag fino a ciò da cui tutto ha tratto inizio e verso cui ogni cosa aspira.

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