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STORIA & FEDE/ Il rosario, quello strano intreccio tra carità e materia

Pubblicazione:

Tiziano, Assunta (1516-18) (Immagine d'archivio)  Tiziano, Assunta (1516-18) (Immagine d'archivio)

Religion and the senses: “La religione e i sensi nell’Europa dei primi tempi moderni”. È l’invitante titolo di una raccolta di studi storici da poco pubblicata dall’editore Brill di Leiden, curata da Wietse de Boer, della Miami University di Oxford (Ohio), e da Christine Göttler, di Berna.

Il volume raccoglie una ricchissima documentazione sul cristianesimo come religione “sensibile”: un atteggiamento dell’uomo di fronte alla realtà che ha potuto prendere forma e tramandarsi solo legandosi all’efficacia dei segni, incidendo sulla carne della vita, rendendosi sperimentabile attraverso la vista, l’udito, il tatto, cioè raggiungendoci per mezzo di parole, di suoni, di immagini, di colori, di gesti in cui coinvolgersi. Il Dio che si era affacciato alla vita del mondo attraverso la profezia dello spirito ebraico ha dovuto, lui per primo, assumere la fisionomia di essere umano in tutto identico a noi, per stringere un vincolo di immedesimazione con chi era immerso nel flusso dell’esistenza e rendersi incontrabile fino all’ultimo istante del tempo.

Attraverso i sensi, l’infinito inesauribile di Dio si fa decifrabile e trascina in un dialogo che scavalca il baratro di una sproporzione totale. Diventa un Tu sulla cui spalla, come Giovanni, ci si può appoggiare con fiducia, l’invitato alla cena di cui Maria di Betania cosparge i piedi con “una libbra di olio profumato di vero nardo assai prezioso”, asciugandoli poi devotamente con i capelli, così come il Maestro, del resto, in un’altra cena ancora più memorabile avrebbe lavato i piedi ai discepoli e, donando loro il proprio corpo per sempre, avrebbe fondato il sacramento della presenza divina in mezzo alla storia degli uomini. A pensarci bene, anche il profumo intenso dell’incenso fatto bruciare davanti all’altare in segno di adorazione dell’eucaristia, con le sue nuvole di fumo che si sollevano fino alle volte delle chiese, è l’umile strumento usato da secoli per lasciar percepire il fascino del totalmente Altro da noi che si è piegato a piantare la sua tenda là dove l’uomo porta avanti la sua incerta avventura sulla terra.

Un altro esempio suggestivo di questa logica del segno materiale che si fa veicolo della grandezza del divino e la mette in rapporto con la povertà limitata della creatura disponibile a lasciarsi abbracciare è illustrato nel saggio di Rachel King che trova posto nel volume da cui siamo partiti: “The beads with wich we pray are made from it. Devotional ambers in early modern Italy (“I rosari con cui noi preghiamo sono fatti di questo”. L’uso devoto dell’ambra nell’Italia della prima età moderna).

L’articolo fa conoscere un aspetto curioso e apparentemente marginale della storia religiosa del nostro passato, che acquista però un significato cruciale all’interno di una volontà di comprensione delle sue strutture portanti. Vi si parla della grande popolarità delle corone del rosario fatte di ambra, che circolavano ampiamente in tutto il territorio italiano nei secoli della cosiddetta Controriforma. 



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