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IDEE/ Europa, la "terra desolata" di Eliot adesso è qui

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La partita storica si declina, così, chiaramente e la sfida è posta. Ma, mentre la sfida si chiarisce e definisce, la vita degli uomini segue il corso di questo superleviatano burocratico che oscilla tra un ottuso monetarismo senza prospettiva e un giuridicismo estenuante e, infine, disumano. E’ un loop, un cortocircuito che non si può sanare dall’interno stesso della macchina che l’ha generato. Occorre fare un altro percorso.

Perché la strada che seguiamo non è quella dell’analisi, seppur stringente, ma quella del giudizio, che non si accontenta di sapere, capire e fare a brandelli l’oggetto che ha di fronte, ma vuole abbracciare l’intera realtà, come per rilanciarla da un altro punto, più luminoso o meno oscuro. Certo, stupisce che la lezione di Alexis Carrel, richiamata da don Giussani fin dalle prime pagine del Senso religioso, non trovi più accoglienza, come invece dovrebbe, soprattutto in area cattolico-sociale: “Poca osservazione e molto ragionamento conducono all’errore. Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità”. E’ il realismo che legge il presente come storia e presenza di un avvenimento continuamente rilanciato dal lavoro, dal bene voluto e cercato, dal ben-essere degli uomini. Proprio quel bene affermato da Carrón e censurato, nonostante le reiterate convergenze, da chi compie l’operazione ideologica di ragionare molto e osservare poco.

Gli esempi sono molti e significativi, dalla sussidiarietà negata, di fatto, al monetarismo ideologico, stampella incerta di un’austerità che, con eccessivo ritardo, sta perdendo la sua aura di panacea di ogni male sociale. E’, invece, la famosa cura del cavallo che, dichiarandosi vincente, alla fine deve fare a meno del cavallo: morto. Appunto: ancora una volta, si fa fuori la realtà. Quest’operazione richiama alla mente il geniale Marx che inventò due categorie non male per beccare qualche brandello di realtà storica. La prima: le ideologie non hanno storia. Sono sempre film già visti, è vero, ma le sale per replicarli non mancano mai. Ecco perché Bukovskji ha ragione: prima l’Urss, dopo la Ue. Ma c’è un altro passaggio marxiano utile da richiamare: quando si vuole costruire un castello ideologico, si parte dalla storia, si dice che non è storia, ma natura e questa natura la si fa diventare eternità. E’ l’operazione di Smith e Ricardo, nella lettura di Marx, un buon modo per dichiarare ai popoli, di ieri e di oggi: non si può mettere in discussione il modo di produzione capitalistico. Tradotto: non si può discutere la Ue, trattasi di faccenda agganciata alle luci dell’eterno, appunto beatitudini storiche e mondane. 



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COMMENTI
19/05/2013 - Il primato dell'esperienza (Giovanni Passali)

Articolo intrigante e pungente, dall'inizio (Carron) alla fine, dove si riafferma il primato della realtà, cioè dell'esperienza. Speriamo in un seguito, perché solo essendo coscienti dei valori che nascono dall'esperienza si fa cultura. E in questi tempi di barbarie culturale, c'è tanto bisogno di vera cultura.