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LETTURE/ E se abbandonassimo la democrazia?

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A conferma di questo stato di cose, basta osservare quanti ex manager di aziende vengono investiti di incarichi di governo in tutti i Paesi. Per altro, leggere queste parole conforta la mia voglia di provocazione, ma non mostra la via di uscita da una situazione obiettivamente pericolosa. La sensazione che il voto abbia perso di peso lo si ha anche considerando il fatto che spesso i governi prendono decisioni non tenendo conto dell'interesse della maggioranza, ma di scelte di marketing. In tutto questo i partiti non vogliono fare scelte impopolari e proporre ricette di cambiamento. Movimenti come Occupy Wall Street e gli Indignados hanno fatto esplodere la discussione su un tema fondamentale, quello della diseguaglianza. "Questo libro - scrive Joseph E. Stigliz in Il prezzo della diseguaglianza - tratta di eguaglianza ed equità, ma esiste un altro valore fondamentale che il nostro sistema sta apparentemente intaccando: il senso della correttezza, il gusto di giocare lealmente, rispettando le regole, che chiamiamo fair play".

Di fronte alla difficile situazione economica mondiale, secondo Stigliz, anche il sistema politico si è rivelato fallimentare, incapace di svelare le menzogne delle grandi aziende (quelle, per esempio, dell'industria del tabacco sui danni del fumo o quelle di aziende come la Exxon sui danni al clima), ma anche di dare risposta alle esigenze della gente. Pensiamo, per restare nell'attualità, alla disoccupazione del 50% in Spagna, del 18% negli Stati Uniti, agli stratosferici compensi dei Ceo anche in tempi di crisi (243 volte lo stipendio di un lavoratore medio negli Usa), al fatto che in America nel periodo 2002-2007 l'1% della popolazione abbia realizzato più del 65% dei guadagni dell'intero reddito nazionale o al persistente aumento della differenza esistente tra i più ricchi e il resto della società.

"A distanza di anni - sostiene Stigliz - dall'esplosione della bolla, alla fine fu chiaro che, proprio come aveva fallito nell'impedire la crisi, il nostro sistema politico non era riuscito a controllare la crescita della diseguaglianza. Gli americani, gli europei e i cittadini delle altre democrazie del mondo sono molto orgogliosi delle loro istituzioni democratiche. Ma quelle proteste (gli Indignados e Occupy Wall Street, ndr) hanno messo in dubbio l'esistenza di una reale democrazia... Una vera democrazia è qualcosa di più del diritto di votare una volta ogni due o quattro anni. Le scelte devono essere significative. E i politici devono ascoltare le voci dei cittadini".

Per fare questo serve un'inversione di rotta. Un ritorno alla passione per la politica da parte delle persone. Un ritorno all'etica e ai valori. La voglia di tornare a fare gli interessi della gente per avere una società meno divisa e una speranza per il nostro futuro.



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COMMENTI
24/05/2013 - mafia e democrazia (luisella martin)

Parlando con un amico, molti anni fa, della morte di Falcone, mi sentii dire:" La mafia é una cosa buona!". Eravamo entrambe persone democratiche e vivevamo in una democrazia! Forse in Italia la democrazia non é riuscita a sostituire del tutto la dittatura perché ci é stata "imposta":dentro di noi é rimasto il ricordo degli alleati che ci liberavano, ma anche quello dei partigiani al nord e dei mafiosi al sud che li aiutarono a liberarci. Ho l'impressione, ricordando le stragi di Mafia e del terrorismo nel dopoguerra, che abbiamo abbandonato la democrazia da molti anni e che viviamo aspettando tutti che Qualcuno faccia un miracolo!