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FLORENSKIJ/ Quando la vita manda in crisi tutte le teorie

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Pavel Florenskij (Immagine d'archivio)  Pavel Florenskij (Immagine d'archivio)

Altri snodi decisivi nella riduzione della ragione, nell’amputazione della realtà sono stati il razionalismo, l’illuminismo, il kantismo, il positivismo. Il tribunale della ragione kantiano, in primis, secondo il filosofo, riduce la vita a processo, cercando di raggrumarla in punti conoscibili. Per quanto riguarda il positivismo, Florenskij  prende, tra l’altro, in considerazione l’opera di Zola. Il tentativo dello scrittore francese di guardare alla realtà in maniera oggettiva, scientifica ha dato luogo a dei personaggi non viventi. Ombre senza vita e senza carne: puri derivati di meccanismi sociali. Le descrizioni precise di Zola non costituiscono un quadro o una fotografia in presa diretta, ma piuttosto una copertura al grido di razionalità del soggetto, non saziabile mai da una scienza o un potere, sia pure tecnicamente buoni. 

Il filosofo smaschera, inoltre, l’avanzare dell’ideologia costruttivista, frutto dell’ingresso del falso nella realtà, nell’opera di Černyševskij. Questi inventa un tipo umano astratto: il rivoluzionario. Esso non paragona i fatti della vita al proprio cuore, ma semplicemente li supera, passando oltre e asservendoli al disegno della propria immaginazione, destituita di fondamento. 

Di fronte ad una crisi della ragione così grave, in cui il raziocinio si spezzetta sempre più non basta, non serve neanche una ragione ecclesiastica. Una ragione di tale natura, magari insediata in un apparato dottrinale corretto, obbediente alle norme morali, spiritualmente attenta si rivela come anchilosata e finisce per ridurre Dio ad una sostanza, aderendo così ad un mero monismo logico. Essa diventa, inoltre, causa di ateismo, ponendo una frattura tra Dio e la vita e dando luogo ad una scissione tra ragione e bisogno dell’uomo. Tale ragione è perciò nemica della verità. 

Solo la provocazione della vita che tocca in profondità il centro della ragione, scuotendolo, può generare un’ adesione autentica al Sì che precede il sì dell’uomo. Un’accoglienza del procedere del Mistero nel tempo, nel procedere del proprio tempo, cioè un sì alla propria vita: tutta. Siamo così al “fiorire della ragione e al suo emanare profumo” (Ragione e Dialettica, in N. Valentini, P.A. Florenskij, Morcelliana, Brescia, 2004, p. 101) , cioè ad una ragione nuova, trasformata − che istituita/rinnovata da un’Alterità ineffabile − vive nella forma della testimonianza

Tale ragione integrale nella vita di Florenskij fu una pratica commovente, fino alla fine. Il filosofo, ucciso in odium fidei, si autoaccusò − pur innocente − di cospirazione, per la salvezza di altri. Il suo modo di rapportarsi a tutto (la vita, la morte, l’inganno, la stupidità del regime comunista, il nemico) mette in questione oggi il nostro presuntuoso già saputo. 

 

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Vincenzo Rizzo è autore de "Vita e razionalità in Pavel A. Florenskij" (Jaca Book 2012). Il volume sarà presentato venerdì 3 maggio alle ore 16.30 presso ICLeS, Via Settembrini, 17 a Milano. Interverranno Lubomir Žák (Pontificia Università Lateranense) e Gianfranco Dalmasso (Università di Bergamo). 



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