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LETTURE/ Ci voleva Eschilo per aiutare Prometeo ad avere Giustizia?

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Dirck van Baburen, Prometeo incatenato da Vulcano (1623) (Immagine d'archivio)  Dirck van Baburen, Prometeo incatenato da Vulcano (1623) (Immagine d'archivio)

Esiodo si sofferma soprattutto sul male che deriva agli uomini dai doni di Prometeo: poco interessato alla punizione subita dal dio, rileva come Zeus in diversa forma colpisca gli uomini per il loro coinvolgimento nel progetto; specie nel poemetto Le Opere e i giorni  il lavoro a cui l’umanità è soggetta è visto, quasi biblicamente, come pena per tale colpa. E tuttavia il lavoro è inserito in una giustizia che, si diceva, Zeus garantisce: la pena è dolorosa ma ha un senso e, in fondo, una dignità. 

Sarà Eschilo a incentrare l’attenzione direttamente su Prometeo, alla cui vicenda dedica tre tragedie legate fra loro, di cui solo una ci è pervenuta per intero. Il suo interesse per questo mito si colloca in un itinerario personale che indaga sul rapporto uomo/dio e libertà/destino, cercando nelle intuizioni religiose di un popolo senza rivelazione un perché all’esperienza di ogni giorno. La scelta di questa vicenda è in realtà una sfida: mostrandoci Prometeo dolorosamente punito per l’aiuto dato agli “effimeri” contro il potere del nuovo sovrano dell’universo, il poeta si sottopone al rischio di una lettura sentimentale, di un’adesione al protagonista perché vittima, o perché benemerito, o perché ribelle. Tale lettura non è mancata, ha dato luogo non solo a rivisitazioni del mito, ma anche alla proposta di considerare spuria la tragedia rimastaci, perché letta così sembrava contraria a tutto il percorso dell’autore. 

In realtà  dai diversi colloqui coi personaggi che vengono a trovare il Titano punito emergono  alcuni giudizi fondamentali: il lungo elenco di benemerenze verso gli uomini che Prometeo proclama è indice di una posizione autonomistica verso il kosmos, il cui ordine armonioso non gli spettava: aythadìa viene definita tale posizione, cioè “il decidere da sé ciò che piace”; è indice anche di una colpa voluta con ostinazione: volontariamente, volontariamente ho sbagliato, ammette il dio con orgoglio alle Oceanine che lo ammoniscono; e la sua preveggenza è rispetto a Zeus limitata: il Titano ammette che non sapeva, non si aspettava il compiersi della pena minacciata. Davvero poi i doni di Prometeo agli uomini sono un bene? È un bene dare agli uomini cieche speranze, come Prometeo dichiara, o è solo un coprire il loro essere mortali? E qual è veramente il senso del progetto di Zeus sugli uomini? L’unico essere umano della tragedia, Iò, perseguitata da Era per l’amore di Zeus e sfigurata nell’aspetto, risanata darà origine ad una stirpe che popolerà tutto il Mediterraneo, Grecia, Egitto, Persia, Fenicia, Creta, Asia Minore, i cui originari legami di fratellanza sono percorsi da Eschilo in diverse opere: non potrebbe essere questo il progetto di Zeus? 



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