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CASO ANDREOTTI/ Lo storico: le sue carte possono cambiare la storia del paese

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Giulio Andreotti (InfoPhoto)  Giulio Andreotti (InfoPhoto)

Nell’archivio c’è anche quella e ci rende un Andreotti inedito. La cosa ci può sorprendere se stiamo alla politica di oggi, dove la vita pubblica e quella privata sono ormai tutt’uno. Le carte di Andreotti, invece, e dunque della politica della Prima repubblica nella sua massima esposizione, ci riservano pezzi di vita quasi del tutto ignoti, dal politico spettinato affacciato sulle cascate del Niagara, in compagnia del presidente americano, ai suoi quaderni di scuola.

Come ha potuto Andreotti mettere insieme una tale quantità di materiale?
Era una sua caratteristica. Annotava, personalmente, tutto quello che passava sotto le sue mani: troviamo sigle, appunti a margine di documenti, intere parti autografe, fotografie. Senza menzionare i diari, interamente scritti a mano, e le bozze dei libri: di questi ultimi Andreotti ne ha scritti quasi una sessantina. Vagliava personalmente tutto il materiale e aveva piena consapevolezza di tutto quello che gli veniva passato. I dossier sono un esempio da manuale di precisione, ordine, organizzazione. Come si diceva, in fondo l’archivio Andreotti è Andreotti stesso.

Le carte potrebbero cambiare quello che sappiamo anche dei rapporti tra Stato e mafia?
Le carte processuali sono un capitolo a parte: non ne abbiamo un conoscenza definita perché l’archivio è stato versato ma non ancora inventariato nella sua interezza. Non credo comunque che quei documenti possano riscrivere la storia che già conosciamo.

Lei come lo ha conosciuto?
È stato nel 2007, in occasione della presentazione di un libro del vaticanista Benny Lai, molto amico di Andreotti ed anche mio. Lai chiamò Andreotti e me a presentare la sua opera Il mio vaticano (Rubbettino). Ci lasciammo col proposito di rivederci. Quando lo andai a trovare a Palazzo Giustiniani si parlò, oltre che della sua lunga stagione politica, anche della memoria storica che essa rappresentava, e della necessità di preservarla e valorizzarla. Fu in quella occasione, ed  poi in una mia lettera del 20 luglio successivo, che gli feci presente la necessità di lasciare in eredità alle future generazioni un messaggio, una cultura, una fede, anche attraverso la tutela e la valorizzazione delle sue carte. Due anni dopo avrebbe dato disposizioni in questo senso e il fondo personale fu collocato nella sede dell’Istituto Sturzo, allora guidato dall’on. Flavia Piccoli Nardelli, sotto la tutela del Comitato Archivio Giulio Andreotti presieduto dall’avv. Barone.



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COMMENTI
13/05/2013 - commento (francesco taddei)

le carte si possono consultare, ma non dai milioni di elettori di Andreotti.