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9 MAGGIO 1978/ Perché Moro non riuscì a smuovere la "pietà" della Dc?

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Aldo Moro (Immagine d'archivio)  Aldo Moro (Immagine d'archivio)

Moro intende contrastare l’“intransigenza del Partito comunista”, i cui dirigenti forse “vogliono restare soli a difendere l’autorità dello Stato o vogliono di più”. Ma a suo avviso, “la Dc non ci può stare. Perché nel nostro impasto (chiamalo come vuoi) c’è una irriducibile umanità e pietà: una scelta a favore della durezza comunista contro l’umanitarismo socialista sarebbe contro natura. Dunque, conviene trattare”.

Dal dirigente democristiano venne elaborata la linea dello scambio dei prigionieri politici come stato di necessità. Invece di essere una novità o una anomalia, come gli pare sostengano i comunisti e Andreotti, Moro ricorda al sottosegretario alla Giustizia Renato Dell’Andro che, invece, “essa è avvenuta ripetutamente all’estero, ma anche in Italia. Tu forse già conosci direttamente le vicende dei palestinesi all’epoca più oscura della guerra. Lo scopo di stornare grave danno minacciato alle persone, ove essa fosse perdurata. Nello spirito si fece ricorso allo stato di necessità. Il caso è analogo al nostro, anche se la minaccia, in quel caso, pur serissima, era meno definita. Non si può parlare di novità né di anomalia. La situazione era quella che è oggi…”.

Non si tratta di una mera discussione teorica. Infatti la cerchia dei più stretti collaboratori di Moro (oltre a Dell’Andro, Leopoldo Elia e Giuseppe Manzari) “al fine di evitare ulteriori e conseguenti episodi terroristici di ritorsione da parte degli stessi arabi”, redige una sorta di programma per “non trattenere” (e di fatto scarcerare) ogni palestinese arrestato. Ciò corrisponde ad una prassi di “scambi e compensazioni” in vigore, dice Moro, “in moltissimi altri paesi civili”, anche se si dimentica o si vuole far credere che “che in Italia stessa per i casi dei palestinesi ci siamo comportati in tutt’altro modo”.

Se il responsabile del Dipartimento informazioni per la sicurezza della Repubblica (Dis), ambasciatore G. Massolo ammettesse i ricercatori alla consultazione delle carte dei Servizi, e l’Archivio storico del Senato acquisisse le carte dell’archivio del Tribunale di Venezia come quelle conservate a Chieti e a Rebibbia, mettendole on line, si potrebbe dimostrare come sia stato personalmente lo stesso presidente della Dc a promuovere un’azione politicamente distensiva, ma di dubbia legalità.

Probabilmente su pressione del colonnello Stefano Giovannone, un dirigente influente (a lui molto legato) del nostro servizio militare a Beirut, Moro si adoperò affinché il gruppetto di 5 terroristi arrestati in un appartamento di Ostia, il 5 settembre 1973, e condannati dal Tribunale di Roma per il trasporto di due missili terra-aria sovietici, da usare in un attentato contro un velivolo della compagnia israeliana El Al, potessero fruire di un apparente modesto beneficio. Furono, infatti, sistemati su Argo 16, l’aereo dei nostri servizi, ed estradati dall’Italia verso la Libia. 

Questo evento rende plausibile, e comunque per niente fuori luogo, il seguito. Mi riferisco all’idea, avanzata dall’Ufficio istruzione del Tribunale di Venezia (Carlo Mastelloni), ma respinta dal Tribunale con la sentenza di assoluzione degli imputati, che l’abbattimento dello stesso aereo sul cielo di Marghera, il 23 novembre 1973, sia stata opera del Mossad, cioè si sia trattato di una vendetta bella e buona.



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COMMENTI
10/05/2013 - ricordi (luisella martin)

Ero a lezione di fisica II quando interruppero il professore per comunicare che Aldo Moro era stato preso. Poi quei giorni di trattative che la gente semplice come me non capiva. Perché non trattare? Per un principio, si diceva. Ma la vita di un uomo valeva più di un principio! Analizzarono il passato per scongiurare il futuro, ma tutto ciò é un modo di fare storia o di predisporre una strategia politica; era il presente quello che decideva! Nel 1978 un uomo innocente fu mandato a morte e non valsero le ragioni di una moglie e dei figli, fiduciosi negli amici,terrorizzati per la sorte già toccata alla scorta. Inutilmente qualche amico provò a parlare, come fece Pilato, ma la folla non ascoltò.