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LETTURE/ Le nozze gay? Oscar Wilde condanna l'ipocrisia di Cameron & c.

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Ora iniziava un nuovo processo: Regina versus Wilde. Il dibattimento si svolse rapidamente con un esito scontato: il 25 maggio 1885 Oscar Wilde fu condannato a due anni di carcere e di lavori forzati.

Queensberry era pur sempre un membro dell’alta società britannica, un uomo che aveva servito l’Impero, una gloria dello sport nazionale; Wilde lo aveva portato in tribunale, chiedendone la condanna come diffamatore, e la società britannica si era stretta compatta intorno al Marchese. Il processo fu talmente ipocrita che non chiamò neppure in causa Lord Alfred Douglas, nonostante fosse evidente a tutti che il suo rapporto con Wilde aveva originato il conflitto tra lui e suo padre, e si dovettero chiamare in causa delle terze persone, i giovani marchettari dei bassifondi, per incastrare Wilde, e questi si guardarono bene dal dire che in realtà tra i loro clienti c’era Bosie, e neppure vennero incriminati dopo le loro deposizioni, nonostante fossero in qualche modo rei confessi! Avevano fatto il loro lavoro, e ciò era sufficiente.

Non fu dunque, per questi motivi, un processo all’omosessualità come tale. Wilde pagò la colpa non tanto di avere avuto rapporti omoerotici, ma di avere infranto il muro di omertà che vigeva intorno all’omosessualità. Si poteva fare, ma non di doveva dire, questa era la legge non scritta che andava rispettata.

L’omosessualità, diffusa soprattutto tra le classi alte, presentava diversi vantaggi: garantiva la possibilità di fare attività sessuale al di fuori del matrimonio senza troppi rischi: era pericoloso infatti farsi vedere con signore e signorine, mentre accompagnarsi a giovanotti − impiegati, studenti, collaboratori − destava molti meno sospetti. Inoltre non c’era la pesante spada di Damocle di impreviste e imbarazzanti complicazioni tipiche del rapporto con il sesso femminile come possibili gravidanze della partner. I rapporti omosessuali rappresentavano insomma per un gentleman un divertimento sicuro, rilassante, a facile portata di mano. L’importante era che il tutto non fosse troppo pubblicizzato, si svolgesse in modo ovattato e discreto, salvaguardando le forme di una società puritana. 

Wilde invece era stato troppo teatrale nei suoi comportamenti: non per niente il biglietto provocatorio di Queensberry che aveva portato alla causa giudiziaria era rivolto ad un Wilde che si atteggiava a sodomita.          

In qualche modo Wilde rischiava di rivelare un sottobosco nascosto, e la società inglese non poteva permetterselo. Non era essa ad aver voluto quel processo, a volere che la questione venisse alla luce, ma chiamata a difendersi lo fece con tutta la sua violenza, paludata di rispettabilità.



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