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TURCHIA/ Fede, laicità, benessere: piccola guida al "caos Erdogan"

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Ma la commistione tra islam e ricerca forsennata del successo economico, ben simboleggiata dalla combinazione moschea-centro commerciale prevista dal famigerato progetto di piazza Taksim, rende del tutto inadeguate le letture di una Turchia spaccata in due tra le forze progressiste e secolarizzate (i kemalisti) e quelle reazionarie. 

L’idea che «la laicità [intesa come laïcité] è un modo civilizzato di vita, che abbatte il dogmatismo del medioevo e costituisce la pietra miliare del razionalismo e della scienza», per citare la sentenza con cui la Corte costituzionale turca ha abolito il Refah, suona oggi del tutto anacronistica. Da almeno un secolo a questa parte infatti, due tratti distintivi della modernità – la mondanizzazione della fede e il primato della prassi – sono, più o meno consapevolmente, trapassati nel pensiero politico islamico, producendo ibridi ideologici talvolta più minacciosi (il jihadismo), talvolta apparentemente più rassicuranti (la teologia della prosperità), ma pur sempre figli anche della secolarizzazione. 



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