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PAPA/ Meno male che c'è la crisi: quello strano "incontro" tra Francesco e Einstein

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Nebulosa di Orione (Immagine d'archivio)  Nebulosa di Orione (Immagine d'archivio)

Quello che lo animava, e con lui tutta una generazione di fisici, si pensi a Plank, Bohr, Heisenberg, Dirac solo per citarne alcuni, era una grande certezza, la certezza che valeva la pena intraprendere una strada, a costo di trovarsi in un vicolo cieco e di dover ricominciare tutto. 

Einstein era certo che la realtà fisica era intelleggibile e insieme non esauribile. Ed era la realtà l’oggetto da seguire: perciò ad esperimenti nuovi dovevano seguire teorie nuove anche a costo di abbandonare quello che si era capito e formulato fino a quel momento. Sappiamo quanto può essere costoso abbandonare il già saputo; per Einstein era naturale perché era l’unico modo per raggiungere la conoscenza del mondo fisico e così ammirarlo con quella “religiosità cosmica” che lo caratterizzava. L’armonia del cosmo, sintesi di bellezza e unità, era per il grande scienziato un dato della realtà così certo tanto che proprio sulla necessità di sintesi e unità egli fonda il grande lavoro di estensione della teoria della relatività ristretta nella teoria della relatività generale. 

Credo che in questa prospettiva vada letto il parallelismo crisi-benedizione. La crisi, dal greco, “dividere”, “vagliare”, ci obbliga a mettere in gioco tutte le nostre forze, cioè a vivere senza subire cio che accade: e questa è davvero una benedizione. 

Ma da dove nasceva questa certezza? Certezza della strada più ancora che del risultato? Come possiamo noi oggi recuperare la stessa certezza, qualsiasi sia la nostra situazione, il nostro lavoro, e perciò muoverci, rischiare? Mi facevo anch’io queste domande, finché mi sono commossa nell’ascoltare Papa Francesco: “Una Chiesa aperta, non una Chiesa chiusa; uscendo si rischiano incidenti, ma meglio l’incidente che la chiusura”. Ecco, mi sono detta, questo è lo stesso invito che ci ha proposto la testimonianza di Einstein: intraprendere la strada anche a costo di “incidenti” o di “vicoli ciechi”. Mai fermi, nè chiusi, pronti a vagliare tutto ciò che la realtà ci propone: solo così la vita respira. Anche nella crisi.



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COMMENTI
16/06/2013 - La crisi che stiamo vivendo e' crisi dell'umano (marco mauri)

L'evidenza quotidiana in questi giorni di crisi è la difficoltà a trovare strade e maestri credibili. Grazie per le preziose indicazioni.