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IL CASO/ Barcellona: ecco perché l'Italia è finita nelle mani dei giudici

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Per fare solo un esempio, da quando un illustre professionista di questo paese è sembrato essere coinvolto in qualche misura nei rapporti tra Montepaschi e finanza vaticana, non si è saputo più niente delle trame che stavano emergendo in superficie. Uno scandalo finanziario come quello di Montepaschi, che ha avuto un peso decisivo anche nella gestione delle elezioni politiche, stranamente ha perso anche la penultima pagina delle notizie e nessuno è in grado di dire se ci sono ancora indagini in corso e che cosa stanno lasciando intuire dei rapporti fra i segmenti della finanza italiana e straniera.

La pubblicistica sul rilancio democratico del controllo popolare si è risolta in una serie di formule vuote strumentali a non prendere posizione sui problemi reali: siamo invasi da parole generiche di illustri giuristi che non hanno mai proposto operativamente un sistema per rendere più efficace e trasparente il governo del Paese. Le formule vuote sono servite ad occultare il rifiuto di analizzare la profondità della crisi civile e morale del Paese, che non richiede elenchi di diritti e fantomatiche reti di comunicazione mediatica, ma coesione sociale effettiva nell’assunzione di responsabilità e compiti operativi nella vita pratica. In questo contesto si è inserita non di rado un’azione impropria della magistratura, che ha costituito l’alleato di un’inerte strategia formalistica. 

Se qualcuno volesse approfondire il tema delle formule vuote come ideologia ineffettuale potrebbe, partendo dagli studi sviluppati in Germania negli anni 70 sulla questione del rapporto tra religione, politica e diritto, cercare di capire quali sono le effettive strategie di potere che si celano dietro espressioni come “interesse generale”, “interesse al bene della nazione”, “interesse allo sviluppo economico”, “competitività internazionale”, “austerità monetaria”, “progresso e innovazione”, “diritti umani non negoziabili”, specchietti per le allodole che hanno finito con l’oscurare ogni seria analisi della realtà. L’ultimo allievo della scuola di Francoforte, Rudolf Wietholter, ne Le formule magiche della scienza giuridica, partendo dal celebre giudizio di Re Salomone argomentava come il problema di chi sia la vera “madre” non possa essere risolto con cavilli giuridici ma cercando di capire chi delle due donne, pur di salvare la vita del piccolo, sia disposta a sacrificare il proprio amore materno. Oggi, chi è disposto a sacrificare i propri interessi per ricostruire una fiducia collettiva nel Paese?

Secondo una distinzione tradizionale, i discorsi sul diritto possono essere di due tipi: l’analisi del Sein (essere del diritto) e l’analisi del Sollen (dover essere del diritto) che, in base ad un’idea “presupposta” di giustizia, propone criteri normativi astrattamente superiori a quelli vigenti nell’esperienza reale. Se si vuole capire come funziona il diritto di una società, è necessario analizzare le forme giuridiche e le istituzioni attraverso cui si creano e si perpetuano le differenze di potere nella vita reale, dallo sfratto di un cittadino che non riesce a pagare il mutuo alle grandi transazioni finanziarie con cui si gestisce il fallimento di un intero settore economico, in cui sono implicati interessi di grandi paesi e di grandi potentati internazionali. 



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COMMENTI
17/06/2013 - E' veramente ora di FARE (LUCIANO VIGEVANO)

bellissimo articolo, però non è sufficiente che queste denunce si scrivano solo su giornali d'opinione come questo, bisogna renderle CLAMOROSE e per questo coloro che possono devono mettersi a FARE, contrastando le parole ed i proclami vuoti ed artatamente fuorvianti con programmi concreti di lavoro per arrivare a rimettere in seno a questa società i valori morali che sostituiscano le leggi ipocrite. Questo deve essere fatto non da assurdi urlatori di piazza ma con il contrasto dei media "con le loro stesse armi" che in decenni hanno insinuato falsi valori morali, e molto spesso immorali, come normale evoluzione sociale a cui se non ci si abitua "si è tagliati fuori". Luciano VIGEVANO