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BIENNALE/ Se la scienza e la gnosi chiudono l’arte in "gabbia"

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88 Paesi partecipanti, 155 artisti selezionati per il tema centrale, 48 eventi esposizioni collaterali. Massimiliano Gioni, il giovanissimo curatore, ha scelto un tema antico, la conoscenza, titolando i due spazi dedicati, ai Giardini e all’Arsenale “Palazzo Enciclopedico”.

Il tema della conoscenza per l’arte si muove dal rinascimento, non prima. È frutto del moderno e della crisi tra il progredire e il sapere, tra l’essere e il saper fare. Qualcuno ha scritto, data la presenza di questa sfida antropologica, di un confronto o collegamento con la Biennale - forse la più bella e una delle più discusse, quella del Centenario - del 1995, firmata da Jean Clair, il grande storico dell’arte e critico francese che l’aveva dedicata all’Identità e Alterità.

Non ci si trova nello zoo delle più celebrate artistar di questi anni, dai Cattelan agli Hirst. Una differenza con i toni dominanti da Istanbul a Basilea, rappresentazioni creative di monocolori di mercati imposti dal rating delle case d’asta. In essi regnavano minimalismo, arte povera, la video arte, le istallazioni, recuperi di artisti da riprezzare o supporter delle intraprese delle gallerie-editori. Si incontrano qui invece delle tesi, dei punti di vista espliciti provenienti dalle opere degli artisti, anche sconosciuti e frutto di ricerca intensa da parte del curatore. In modo ordinato, quasi museale, dove finalmente le schede biografiche mostrano anche i perché espliciti della scelta e della connessione con il tema.

Il Palazzo enciclopedico è un sogno messo in opera da un argentino, l’artista autodidatta italo-americano Marino Auriti che nel 1955 depositava presso l’ufficio brevetti statunitense i progetti per il suo Palazzo Enciclopedico, un museo immaginario che avrebbe dovuto ospitare tutto il sapere dell’umanità, collezionando le più grandi scoperte del genere umano, dalla ruota al satellite.

Il plastico di quest’opera, che doveva essere costruita, simile alla torre di Babele anche come forma, campeggia al centro della mostra. Il sogno di una conoscenza universale e totalizzante attraversa la storia dell’arte e dell’umanità e accumuna personaggi eccentrici come Auriti a molti artisti, scrittori, scienziati e profeti visionari che hanno cercato – spesso invano – di costruire un’immagine del mondo capace di sintetizzarne l’infinita varietà e ricchezza.

Al centro dell’altra parte dedicata alla conoscenza enciclopedica campeggia invece un libro, il Libro rosso di Gustav Jung. Tutte le coerenti scelte messe in mostra e offerte alla nostra riflessione partono da questi due corni: la conoscenza come accumulo, catalogazione, e la conoscenza opposta, come turbamento rivelatore, visione misterica.

I riferimenti non possono essere più espliciti, come coerenti sono le scelte delle opere per descrivere questi due motori.



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