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LETTURE/ Camisasca: nella creazione, il mistero dell'accoglienza

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Michelangelo, Cappella Sistina (Immagine d'archivio)  Michelangelo, Cappella Sistina (Immagine d'archivio)

Quello da cui il resto deriva è il primato ontologico dell’amore che tiene insieme ciò che è diverso e crea la comunione. Tutto ciò che esiste, fuoriesce dall’amore di Dio che crea e attira sé le cose e gli esseri viventi: “Quando non esisteva nulla se non Dio, esisteva l’amore. E dopo, in ogni istante della storia del mondo, ancora l’amore ha costituito il cuore di ogni cosa e di ogni esistenza. Tutto è contenuto dentro questa parola”. “L’essenza dell’essere è l’amore”: per essere ancora più espliciti, “all’origine di tutto, quando non c’era nulla, ma proprio nulla se non Dio, egli era già un ‘essere insieme’. (…) All’origine di tutto sta un Padre che ama un Figlio, lo ha generato ed è tutto in quel Figlio, come il Figlio è tutto in quel Padre. E questo loro rapporto d’amore è una terza Persona. All’origine di tutto c’è la Carità”.

Bisogna risalire fino alla nuda semplicità della creazione. La suprema libertà di Dio che è tutto e non ha bisogno di nulla si ribalta nell’originaria comunione che noi vediamo strutturarsi nel mistero spettacolare del condividere trinitario. Il gesto che sta all’inizio della vita è Dio che accoglie in sé l’altro, non accettando, per natura, di chiudersi in una solitudine autosufficiente. Questo è il marchio impresso nelle fibre più segrete di ciò che viene chiamato all’esistenza, compreso ognuno di noi: avendoci voluti, Dio non può non averci voluti come lui: “non soltanto intelligenti e liberi ma, più profondamente, destinati ad essere insieme, a compiersi in altri, a cercarsi e a trovarsi. Ha messo dentro il nostro cuore l’impronta del suo essere”.

Guardando alla realtà così come essa è fatta, partendo dal suo fondamento, non si può non arrivare ad arrendersi alla scoperta della positività come ragione ultima di ciò che esiste. Cominciando dal nostro io personale, “la vita è dialogo”. Nel volto dell’altro, come in uno specchio che fa risaltare il dramma costitutivo della reciprocità, cioè dei legami di amore da cui proveniamo, noi afferriamo il senso vero del dinamismo che è alla base di tutte le infinite variazioni nel mare inesauribile dell’essere: non ci facciamo da noi, non possiamo bastare a noi stessi. “Io sono tu-che-mi-fai”: dal primo sussulto di un cuore che batte, fino a ogni attimo che ci accompagna in una esistenza di per sé proiettata verso un destino che non può arenarsi nel nulla.



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