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IDEE/ L’amore in noi ha sempre "ragione"?

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Diventare consapevoli delle une e delle altre ci aiuta a comprendere l'origine culturale e psichica delle nostra pulsioni e a orientare ed educare le emozioni e i sentimenti dentro il contesto della nostra storia, senza inutili assolutizzazioni o improprie generalizzazioni. 

Infine c'è un terzo elemento che può guidare senza forzature la valutazione del singolo rispetto all'attrattiva omosessuale: il Magistero della Chiesa. Sembra assurdo invocare un simile criterio come "laico" e consigliabile a tutti, ma il Magistero − a meno che non si voglia essere ideologici o qualunquisti − conserva l'esperienza della Chiesa, ciò che la Chiesa ha imparato lungo i secoli per vivere davvero umanamente il tempo e la storia. Esso è quindi patrimonio dell'umanità, voce di quel passato che solo le persone ignoranti non desiderano ascoltare per capire ed assumere il presente. In particolare la saggezza della Chiesa, che apprende le cose attraverso il rapporto vivo col Signore Risorto, ha sempre ravvisato nell'uomo una ferita, il famoso "peccato originale", che porta ciascuno a desiderare anche cose non buone o intrinsecamente cattive. 

Tra queste la Chiesa ha catalogato "i comportamenti omosessuali" in quanto espressione di un desiderio di bene che la genitalità vissuta secondo lo schema gay o lesbo non può soddisfare. Questo profondo convincimento del Magistero non deriva semplicemente dalla Sacra Scrittura, non è volontà cieca e senza ragioni di un Dio che ha deciso che così debbano andare le cose, ma è un "fiore" dell'esperienza umana, qualcosa che uomini e donne del passato hanno imparato sulla propria pelle fino − appunto − a diventare dato del Magistero. Sono persuaso che molti rimarranno infastiditi dal fatto che questi tre criteri − corporeità, vissuto psichico e Magistero − applicati al tema dell'omosessualità ci restituiscano un giudizio negativo su tale attrattiva. In un certo qual modo avverto già le proteste per l'ingiustizia di una simile valutazione, ma preferisco rispondere indicando un altro elemento che sorge della saggezza della Chiesa: non esiste un unico modo per esprimere un'attrattiva e, se trasformare l'impulso omosessuale in un comportamento gay o lesbo è profondamente sbagliato, rielaborare l'energia di un simile impulso − diceva Giovanni Paolo II − può diventare costruttivo per l'identità e la vocazione della persona stessa. 

Una strada di bene c'è. Ma non dobbiamo avere paura di giudicare e di riflettere su ciò che ci troviamo addosso. Ne va sempre, in ogni istante, della nostra felicità e della responsabilità che abbiamo di fronte alla nostra vita. Spesso abbandonarsi ad un istinto o ad una semplice attrattiva è, infatti, il modo migliore per distruggerla e sprecarla, rinunciando a quel ruolo grande che Dio ci ha affidato fin dall'origine della nostra creazione: essere i custodi vigili e attenti del nostro giardino.

 

(2 − continua)



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