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SINISTRA A PEZZI/ Barcellona: perché i giovani hanno rinunciato alla rivoluzione?

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Perché oggi un giovane italiano, spagnolo o tedesco dovrebbe sentirsi motivato ad impegnarsi per l’unità dell’Europa, se questa si presenta come andamento delle borse e dello spread, immobilismo sui problemi più drammatici dell’occupazione e della tutela dei più deboli? Un’Europa frigida, fatta solo di commissioni e di banche centrali, istituzioni neppure democratiche, senza alcuna cultura che animi davvero uno spirito europeo, capace di ridare identità ideale a chi è costretto a fare l’esperienza della povertà. 

Se vogliamo costruire realmente l’Europa non dobbiamo soltanto liberarci delle restrizioni economiche, imposte a chiunque chieda l’aiuto europeo, ma dobbiamo creare le condizioni perché si formino aggregazioni politiche davvero europee; sindacati che superino la ristrettezza dei confini aziendali e sviluppino una politica comune del lavoro e dell’occupazione; rapporti interculturali e interreligiosi che rimettano al centro dell’esperienza comune anche la dimensione del sacro e del trascendente. La laicità della tradizione illuminista dovrebbe consistere nell’apertura e nell’assenza di pregiudizi verso chi è portatore di altre esperienze e non già nell’imposizione tecnologica di un sapere asettico, privo di alcuno sfondo umano come orizzonte condiviso. 

Un mondo dove il lavoro sia preminente non è una questione puramente economica ma una riproposizione del rapporto tra il terreno quotidiano degli esseri umani e il terreno della loro storia. Lasciamo perdere i dotti che continuano a discutere sull’impasto teologico-messianico della nostra Europa, apriamoci invece a un pensiero mite e fraterno, piccolo e grandioso come quello che Papa Francesco ci mostra e che Giorgio Agamben ha in modo così eccellente messo sotto ai nostri occhi.

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