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VON BALTHASAR/ La chiamata di Dio? Un meraviglioso "sequestro di persona"…

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Hans Urs von Balthasar (Immagine d'archivio)  Hans Urs von Balthasar (Immagine d'archivio)

Tutta l’esistenza di un uomo che non fugge dalla chiamata di Dio e, ad un certo momento, nella sua libertà accompagnata e sostenuta dalla Grazia, acconsente e risponde ad essa, tutta quella esistenza è segnata, orientata e definita dalla vocazione e si precisa come risposta. Così, nell’estate del 1927, quando il promettente dottorando Hans Urs von Balthasar, partecipa ad un corso di esercizi spirituali, non lontano da Basilea (Whylen), nello Schwarzwald, avverte distintamente la chiamata che deciderà della sua persona, dei suoi talenti e della sua intera vita. 

Così egli stesso la descrive: «Ancora oggi, dopo trent’anni, potrei ritrovare in uno sperduto sentiero della Foresta Nera, non lontano da Basilea, l’albero sotto il quale fui colpito come da un lampo improvviso … Ma non furono né la teologia né il sacerdozio quel che allora balenò davanti ai miei occhi. Era unicamente: “Tu sei chiamato, tu non servirai, c’è chi si servirà di te; tu non devi far progetti, non sei che una piccola tessera in un mosaico già da tempo preparato”. Io dovevo solo “abbandonare tutto e seguire”, senza fare piani, senza desideri né riflessioni; dovevo solo stare in attesa e osservare per che cosa sarei stato utilizzato» (testo originale integrale: Por qué me hice sacerdote, Salamanca 1959).

L’ingresso nella Compagnia di Gesù e quindi la formazione ignaziana determinarono il quadro della risposta a quel “sequestro di persona” che fu la sua chiamata. Quel che balza all’occhio di chi si appresta a conoscere la sua biografia (cfr. Elio Guerriero, Hans Urs von Balthasar, Milano 1991) e la sua bibliografia è la mole della sua produzione letteraria: più di cento sono i volumi e un migliaio i titoli delle sue pubblicazioni. Pochi autori nella storia dell’umanità vantano una fecondità letteraria così estesa. Ma a chi gli chiedeva delucidazioni riguardo alla sua produzione teologica e filosofica egli rispondeva che un sacerdote, quando scrive, è solo perché non ha niente di meglio da fare. E quando iniziarono a uscire i primi volumi (il primo è del 1961) della sua grande trilogia (Estetica, Drammatica e Logica, cui seguì Epilogo, 1987, un anno prima della sua dipartita) e qualcuno gli chiedeva se pensava di riuscire a condurre a termine un’opera così monumentale, egli rispondeva che la sua più grande preoccupazione non era quella di completare la sua opera, quanto quella di conchiudere l’edizione dell’opera di Adrienne von Speyr da lui curata. L’autoironia che traspare dalla prima risposta e il disinteresse, nel senso della gratuità che bada all’altro più che a sé, che si rivela nella seconda, manifestano lo spirito col quale il p. Balthasar svolgeva il suo lavoro come uno che è «preso a servizio». 



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