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IL CASO/ Fondazioni, cultura e imprese, il "mix" che non piace allo Stato

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Giuseppe Guzzetti (InfoPhoto)  Giuseppe Guzzetti (InfoPhoto)

Sono valutazioni che corrispondono alla realtà: infatti uno dei fattori sorprendenti di questo fenomeno è anche la sua capacità di innovazione. Quando si pensa ad un’impresa culturale oggi non si pensa più a un qualcosa che subentri allo Stato laddove lo Stato non può arrivare. Non ci sono ad esempio proposte per imprese che si professionalizzino nelle guardianie di musei o nel gestirne i servizi. Il profilo delle nuove imprese è molto diverso e cerca di rispondere a domande di un pubblico nuovo o di inventare servizi che non esistevano ma che combinano possibilità di profitto e benessere delle comunità. Perché l’idea che la cultura sia un giacimento dal quale attingere è un’idea sbagliata quanto quella di chi pensa che con la cultura non si mangi. La cultura è un patrimonio; ma il patrimonio è lettera morta se non viene valorizzato da un investimento umano, se non viene trasformato in esperienza interessante e coinvolgente per gli uomini di oggi. Nel dna di queste nuove imprese c’è proprio la vocazione a rendere vivo il patrimonio, di restituirlo in forme creative alla sensibilità del nostro tempo. 



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