BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

POLITICA & FEDE/ Chi ci libera dall'inganno dello Stato laico?

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Angelo Scola (InfoPhoto)  Angelo Scola (InfoPhoto)

Per quel che riguarda la libertà religiosa, questa mutazione si traduce nel passaggio da una concezione corretta del carattere “aconfessionale” dello Stato a una posizione sbagliata di “neutralità” dello Stato in materia religiosa. Scola mostra che è impossibile che lo Stato sia neutrale in materia religiosa.

Quel che accade realmente è che la supposta neutralità finisce per diventare laicismo attivo, che sceglie un’interpretazione restrittiva della religione, quella che confina l’aspetto religioso nell’ambito privato. Per questo, l’Arcivescovo milanese invita a recuperare una prospettiva della vita pubblica non solo binaria (Stato-religione), ma propriamente triplice (Stato-società-religione), superando il modello stretto di laicismo di stampo rivoluzionario francese. Il risultato sarà la possibilità di iniziare, dall’interno della società plurale, il cammino che porta al bene comune pratico, che è lo stare insieme.

L’ultima parte del libro (pp. 93-112) è riservata alla proposta di Scola. Ci viene offerto il suo pensiero più originale e la sua preoccupazione più profonda sul futuro della società occidentale, in special modo quella europea. Ricorda il diritto/dovere di cercare la verità e mette in guardia sul pericolo di rinunciare alla ricerca della verità, conformandosi a un certo senso della vita, parziale e frammentario.

Alla chiara esclusione della verità dalla vita sociale, postulata da Rorty, Scola oppone l’esperienza elementare dell’uomo, che si riflette nella famosa affermazione di Agostino: “Che cosa desidera l’anima più ardentemente della verità?”. E seguendo il dottore d’Ippona mostra come, in realtà, è la verità, la Verità in persona, quella che ci viene a cercare attraverso la trama delle circostanze della vita concreta, e ci chiama a rispondere.

Non possiamo smettere di invitare tutti ad affrontare questa sfida, attraverso la testimonianza, che comporta il racconto continuo della propria esperienza integrale, in modo che sia possibile riconoscere l’altro come un bene, e perseguire così il bene comune pratico, che è il convivere, lo stare insieme.

Non sarà difficile per il lettore giudicare la vita pubblica europea alla luce di questi criteri di morale sociale cristiana e avvertirà subito i benefici.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.