BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

VITTADINI/ Guareschi, Jannacci e l’Italietta

Pubblicazione:

Foto Infophoto  Foto Infophoto

Durante i recenti esami di maturità, un ragazzo che portava una tesina su Guareschi è stato pesantemente criticato dal presidente della commissione per aver dato tanta importanza a un autore “espressione dell’Italietta”. A parte le considerazioni sul livello di pluralismo e amore alla libertà, ci sarebbe da dire: niente di nuovo sotto il sole. Giovannino Guareschi, uno dei più grandi scrittori moderni italiani, il più tradotto del ‘900 e tra i più tradotti di tutti i tempi, è stato da sempre oggetto delle più grandi avversioni di stalinisti, clericali, destrorsi, borghesi edonisti o vagamente neo-fascisti.

Il fatto è che l’autore della bassa emiliana mostra un’Italia povera, vessata, in modo più o meno palese, da potenti di vario tipo, ma ricca di senso della giustizia, di tensione alla verità, e di fede, faticosamente al lavoro per costruire il progresso, che non si spaventa della fatica di crescere i giovani o di aiutare chi ha bisogno. Un’Italia anche piena di meschinità, di eccessi, di odi, di violenze tra fazioni, che però sono sempre stemperate da un’ultima positività, da un afflato solidale. Non solo don Camillo e Peppone, ma anche la maestra Giuseppina, la vedova con 10 figli, il vecchietto che non vuole smettere di lavorare, il fittavolo che trasforma un terreno marginale in un campo fertile, la ragazza che torna a cercare la siepe dove giocava da bambina, la figlia dei ricchi borghesi che diventa la miss della festa dell’Unità. Un mondo in cui l’ideologia, cattolica o comunista che sia, si piega di fronte alla stima per la persona in quanto tale, riconoscendo nella diversità dell’altro il fattore fondamentale di cui ogni “io” ha bisogno per essere se stesso.

Poco più di tre mesi fa ha lasciato questo mondo Enzo Jannacci, più che doverosamente onorato e ricordato, al momento della morte, dai media e da tanti, come uno dei grandissimi artisti del nostro Paese, capace di appassionare persone dalle estrazioni più diverse. Tuttavia, al di là di questo triste momento, anche lui non ha avuto una vita facile: ostracizzato negli anni d’oro dalla soffocante censura democristiana che giunse al punto di impedirgli di cantare Ho visto un re a Sanremo; snobbato per lungo tempo dai discografici ufficiali; dimenticato dal pubblico della sua area culturale che gli ha preferito personaggi di spettacolo capaci di giravolte ideologiche, pur di rimanere à la page; emarginato dalla televisione, diventata, come da lui preconizzato, uno strumento che “te’indurmenta cume un cuiun”.

Il fatto è che Jannacci, così diverso e così uguale a Guareschi, come lui non si è mai piegato alla cultura dominante e allo show business, e ha sempre continuato a raccontare, con uno sguardo poetico (diventato arte), unico, personalissimo e profondamente complice di ogni piega dell’umano, “l’Italietta” della gente che è semplicemente solo se stessa. Per farci scoprire che non c’è “l’Italietta della gente”, ma ci sono Vincenzina, il barbun che portava i scarp de tennis, il soldato Nencini, quello in fila in Comune, il prete Liprando, il contadino che deve ridere per far contenti i potenti, l’ex bersagliere che va a cercare un vecchio amico, il disoccupato che viene chiamato a riconoscere la salma della sua compagna prostituta, l’operaio innamorato che prende il treno “per non essere da meno”. C’è il sogno di Messico e Nuvole, c’è la “fatica a farsi accettare”, c’è chi “grida ma non si arrende”. E c’è chi giunge a intuire con la sua musica, con la sua ferita incolmabile quanto sia desiderabile la carezza del Nazareno…



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
12/07/2013 - L'Italia vera (roberto cagnoni)

condivido pienamente l'articolo di Giorgio Vittadini. La prima considerazione evocata consiste nella semplicità e nella verità con cui Giorgio riesce a connotare l'Italia della nostra gioventù. Forse un Italia un pò provinciale, come direbbero gli intellettuali dei salotti buoni; comunque un'Italia umana dove la persona è libera di esprimersi per quello che è. In quell'Italia la famiglia aveva un ruolo fondamentale nell'educazione dei figli. Bella l'Italia attuale, dove la famiglia è il più importante ammortizzatore sociale e, cionostante è regolarmente dimenticata dai dibattiti politici, dai provvedimenti legislativi, e se, come comune cittadino scrivi una mail per chiarimenti agli organi competenti, ad esempio sul problema dei falsi in validi , regolarmente non ricevi risposta. Aveva ragione Havel nel suo libro " il potere dei senza potere ". Mi sembra di aver capito che in questa Italia si vuole riformare la giustizia senza ridimensionare il potere della magistratura, si parla di legge elettorale e si fa di tutto per allungare i tempi decisionali. Mi sembra che le cose certe in Italia sono: il cancro della burocrazia, le caste o, che dir si voglia, i poteri forti non si toccano e non si possono modificare, i potenti non vanno in galera e il fariseismo dilagante (nonostante Don Giussani si sia sgolato per farci capire cosa fosse) a distanza di più di 60 anni è rimasto tale e quale. Preghiamo per i nostri figli e che Cristo ci aiuti.