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ISLAM/ Barcellona: solo l'affetto di papa Francesco può "reinventare" il Mare nostrum

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La storia ci ha insegnato che lo scatenarsi della violenza popolare può lasciare tracce durature e divisioni profonde in seno allo stesso popolo. La molla che fa scattare la ribellione all'oppressione insopportabile di un regime autoritario è legata anche allo sgomento quotidiano; per questo è necessario che le rivolte popolari riescano a indirizzarsi verso uno sbocco positivo, di conquista di un futuro per le nuove generazioni. 

Vorrei invitare me stesso e chi mi legge a pensare ai giovani arabi, distesi sulle pianure del conflitto, che provano ad immaginarsi all'interno di uno scenario che continuamente li manipola. Cosa rappresenta per il giovane arabo la polvere da sparo sparsa su tutto il suo territorio, in cui si sono formati i suoi costumi e le sue certezze? Un bel racconto filmico di Guido Chiesa sottolinea, con leggerezza, la certezza con cui il bambino che salta da una pietra all'altra sul pozzo nel deserto è custodito dalla madre, che lo guarda nella sua incommensurabile missione: misurare il pozzo con i saltelli. Cresciuto, come farà il giovane a guidare i suoi coetanei, con l'anima spezzata tra la cura materna e la violenza ereditata dai padri? Se, come sostiene Derrida, il silenzio è una grande scrittura e solo rileggerlo e riascoltarlo può consentire di penetrare i segreti dell'universo, non c'è dubbio che le scene di questi giorni rimandano ad epoche antiche, in cui dalla sfida tra Davide e Golia dipendevano le sorti del mondo. 

Giovani delle rivoluzioni arabe, ragazzi spaccati nelle loro vite, eppure così immensi nel loro significato simbolico di ponte… Vorrei che tutti i giovani sentissero improvvisamente il bisogno del canto, che si mettessero a danzare sui cortili degli antenati, che prendessero l'impegno per il mondo arabo di costruire un nuovo spazio mediterraneo, laddove una volta i nostri antenati hanno costruito la grande Alessandria. 

Credo che la potenza dei simboli sia proporzionale al contributo di significati che riversano sulla storia. In questi termini, bisogna saper estrarre tutto il succo che deriva dalla mela antica. La sola via d'uscita è la relazione affettiva, la riscoperta dello spazio in cui l'Io e il Tu non si negano il posto reciproco. L'incontro del Papa con i migranti di Lampedusa ce lo ha ricordato, e spero davvero che abbia effetti profondi sul piano simbolico e sull'immaginario collettivo. Le parole e gli atti di Francesco riusciranno, forse, a mettere in discussione quella globalizzazione dell'indifferenza che il Papa denuncia e che ciascuno di noi dovrebbe spazzar via, innanzitutto dal proprio animo.



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