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LETTURE/ Eratostene, Tolomeo e l'America "dimenticata"

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A questo punto è difficile credere che tra i due «errori» non vi sia un nesso: ma sarebbe fuorviante pensare che le dilatate longitudini dipendano dal rimpicciolimento della Terra. Ad affliggere l'uno e l'altro è semmai un errore di scala. Nella determinazione delle coordinate Tolomeo partiva dall'individuazione dei due punti estremi, ch'egli derivava dal suo predecessore Ipparco: a ovest le cosiddette Isole Fortunate, a est una non meglio identificata «capitale della Cina». Qui è però il punto cruciale: Ipparco presupponeva la dimensione "larga" della Terra, quella di Eratostene. Tolomeo avrebbe quindi derivato le sue longitudini da una tradizione che assumeva però misure complessive diverse. Onde la sistematica distorsione. 

L'elemento chiave del problema coincide con l'estremo occidentale, quelle «Isole» che gli antichi (e poi una lunghissima tradizione letteraria) chiamavano «Fortunate»: Tolomeo eredita nome e coordinate dai suoi predecessori, e le identifica con le Canarie. Ma se si bada ai numeri, si vede ch'egli sbaglia in longitudine di oltre 15° («con lo stesso errore si può spostare Napoli in Svezia»). Anche la latitudine è problematica: per Tolomeo queste Isole si allineano sull'asse nord-sud, mentre è ben noto che l'arcipelago delle Canarie si estende semmai sull'asse est-ovest. Non sarà dunque che il nome copre in realtà altre isole? Rifatti i calcoli, e applicata la retta di regressione individuata, Russo ha quindi scoperto che traducendo in termini attuali le coordinate di Tolomeo, le Isole Fortunate si troverebbero alla longitudine 65°54' W: ma lì sulla carta non ci sono le Canarie; ci sono le Piccole Antille! Che infatti si estendono sull'asse nord-sud. Che dicono gli antichi delle «Isole Fortunate»? Ne descrivono la natura, la corografia, la vegetazione. Lasciano intravvedere l'esistenza di un traffico non estemporaneo ma costante. Eppure quelle descrizioni si adattano pochissimo alle Canarie: si adattano assai meglio, soprattutto da un punto di vista naturalistico, alle Antille.

La notizia va dunque battuta a caratteri maiuscoli: senza saperlo (è importante!), all'estremo ovest del mondo abitato Tolomeo disponeva isole che avevano coordinate e natura delle Piccole Antille. Dunque qualcuno c'era stato. Marinai pionieristici avevano solcato l'Atlantico, raggiunto terre lontane di cui avevano riportato notizie e soprattutto coordinate. La rotta era aperta. Ora forse capiamo – ci dice l'autore – perché l'ananas compaia in raffigurazioni di epoca romana; perché nel Nuovo Mondo si trovassero, ben prima degli Spagnoli, gallinacei del Vecchio. La tradizione scientifica (e letteraria) conservò memoria e misure: che però da una certa epoca in avanti smisero di essere intese, e degenerarono nell'equivoco. Ma chi? E perché poi non più?



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