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LETTURE/ Eratostene, Tolomeo e l'America "dimenticata"

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Qualcuno si chiederà persino se i calcoli cartografici scaturiscano dalle fonti, o se la scelta delle fonti si articoli su quei calcoli. D'altronde l'autore sa bene che le sue teorie susciteranno sorpresa e fors'anche accanimento. Ma sarebbe un'occasione perduta se le obiezioni esulassero dai riscontri matematici, e venissero solo dal fronte degli antichisti (lo dico da antichista). Né i numeri potranno far paura a chi studia il popolo tra i più matematici della storia.

Anche per questo converrà non perdere di vista il terzo tema da cui partimmo, e che attraversa il libro come un fiume carsico: i collassi culturali esistono. La storia della scienza non è un percorso votato teleologicamente al continuo avanzamento. Quel filologo cui abbiamo più volte alluso, Eduard Schwartz, già un secolo fa scriveva che la perdita della scienza ellenistica costituisce «uno dei più gravi ostacoli all'idea del progresso ininterrotto del genere umano».

E allora il senso del libro, tacito ma onnipresente, è anche questo: ricordare che i collassi – quelli culturali come quelli fisici – si curano con la prevenzione. E si curano nell'unica clinica che la storia si è data per proteggere le conoscenze e prevenire gli oblii: la scuola.

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