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LETTURE/ Eratostene, Tolomeo e l'America "dimenticata"

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Tra le molte qualità che possono esibire, i libri coraggiosi hanno spesso queste: di affrontare argomenti rilevanti, e di dire molte cose in poche pagine. Così nel suo ultimo libro Lucio Russo riesce a dirne almeno tre, rilevantissime, e in breve spazio: che già gli antichi, ben prima di vichinghi e spagnoli, erano giunti in America; che Roma segnò un drammatico declino della scienza antica; che nel tortuoso cammino del progresso può anche innescarsi la retromarcia. La prima scatenerà interesse (forse ripulsa) e la seconda offenderà qualche anima: ma sarebbe grave che sfuggisse la terza. A tenerle insieme è d'altronde una necessità: per asserire che gli antichi erano già approdati al di là dell'Atlantico, Russo deve anche spiegare perché poi per secoli il Vecchio Mondo dimenticò la via per il Nuovo, e chi sia stato il colpevole, o almeno il maggior indiziato, di quel gravissimo oblio (onde il titolo L'America dimenticata, Mondadori Università, 2013). 

La prima questione è affrontata su basi matematiche, e necessita di qualche dato. Ad Alessandria d'Egitto, nel II secolo a.C., Eratostene riuscì a misurare la circonferenza della Terra con una precisione sbalorditiva: 252mila stadi, equivalenti a circa 39.700 km. Un errore inferiore all'1%. Gli antichi rimasero ammirati, e non di meno i moderni (ma non era un prodigio: era il felice connubio tra uno scienziato di vaglia e una politica che gli finanziava le ricerche). Eppure cinque secoli più tardi Tolomeo asseverava una misura di molto inferiore, e di moltissimo errata: 180mila stadi. L'ampiezza angolare dell'ecumene rimaneva invariata (180°), ma la Terra si era robustamente rimpicciolita: perché? E che cos'era successo tra l'un geografo e l'altro?

Non fu l'unico «errore» di Tolomeo. Chi raccolga diligentemente le sue misure e le converta nelle nostre, si accorge di un singolare fenomeno: sull'asse della latitudine egli è assai prossimo alla verità, e almeno le città del mondo allora meglio esplorato si dispongono sulla sua carta dove pur noi le disponiamo. Sull'asse della longitudine, al contrario, le sue misure sono errate, spesso e molto. Russo si è posto due domande: se (e in che modo) i due «errori» fossero connessi, e se nell'insieme delle longitudini errate vi fosse tuttavia una costante. 

A queste domande ha risposto due sì. Ha cioè individuato 80 città campione, nella zona terrestre meglio nota a un greco (per intenderci: dall'Afghanistan a Gibilterra sull'asse est-ovest, dall'Italia settentrionale all'Etiopia sull'asse nord-sud), e le ha disposte in un grafico ove avessero per ascissa la longitudine reale e per ordinata la longitudine tolemaica. L'esito è di enorme interesse, perché calcolandone la cosiddetta «retta di regressione» ha mostrato che le misure di Tolomeo soffrono sull'asse della longitudine di una distorsione lineare pressoché costante, che lo ha indotto «ad alterare con una dilatazione sistematica i dati notevolmente accurati riportati dalle sue fonti».



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