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EUGENIO CORTI/ Quando il dramma dell'uomo avviene in "presenza" di Dio

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Tra gli studiosi degli anni più recenti, c’è Laurent Mabire che ha accostato le pagine «russe» di Corti a quelle di Victor Hugo quando paragonava la distesa in cui scompariva l’Armata napoleonica a un immenso sudario: «Il deserto divorava il corteo. Si poteva capire, attraverso alcune pieghe che sollevavano la neve, che alcuni reggimenti si erano addormentati là... Si addormentavano in diecimila, se ne risvegliavano cento... tutta un’armata si perdeva così nella notte».

I più non ritornano è un libro duro e violento dalla scrittura profetica. Procede per tratti rapidi e potenti, che lo rendono estremamente moderno e che nulla a invidia a maestri della narrazioni di guerra come Hemingway o Fenoglio. Ma per il lettore la violenza di Corti ha l’effetto catartico del teatro greco. Si entra nel buio, lo si respira a pieni polmoni, per desiderare quanto mai la luce e allontanare da sé i tentacoli del male. È la stessa chiamata a cui risposero i testimoni dell’orrore dei gulag, come Solgenicyn e come Shalamov. I più non ritornano è quindi un atto d’accusa contro la guerra che in realtà non conosce né vincitori né vinti

È ancora Mabire ad aver sottolineato la forza e la pietas di questo diario: «Come ogni documento che provenga da testimoni diretti di un avvenimento, anche questo possiede un’energia indomabile, un dolore sordo, una sobrietà intensa. Fedele alla semplice esposizione dei fatti che ha vissuto in quei giorni – quei secoli saremmo tentati di pensare – scrupolosamente documentati e verificati, l’autore del Cavallo rosso, senza fioriture, senza digressioni né grandi frasi, ci rende disponibili all’emozione che non manca di procurare la lettura di pagine costruite con l’intensità drammatica di una tragedia antica. Nell’intemporalità in cui ci colloca l’autore, nonostante il computo preciso dei giorni che passano, non ci è possibile prendere partito per un campo o per l’altro. Al centro della tormenta russa, i Tedeschi, gli Italiani o i Russi sono tutti vittime e carnefici, ciascuno preso nella morsa della guerra, ciascuno preso in una spirale di violenza e di dolore che sembra non dover mai finire, ciascuno aggrappato a una scintilla di umanità che occorrerà conservare nella traversata di questa “stagione all’inferno”». 

A dispetto di tanti altri, Corti non gioca a effetto con l’orrore e la sofferenza. Non calca volutamente le tinte. È un histor che vuole che nulla si perda, che nulla venga escluso dalla rete. Laura Cioni ha ricordato che il libro «non ha soltanto l’aspro sentore di chi vuole strappare alla morte della dimenticanza un frammento di storia; ha anche la virile dolcezza della pietà, che sa trattenere negli occhi della memoria la consolazione dell’alba, il tepore di un pasto, l’intensa dell’amicizia, l’umiltà delle mutilazioni, la fede nella provvidenza».



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COMMENTI
02/07/2013 - Lo strazio Paterno e la libera scelta del Figlio! (Silvano Rucci)

Anche la morte del Cristo è avvenuta alla "presenza" di Dio Padre ed è inconfutabile che non ne abbia sofferto fino a viverne tutto lo strazio Paterno di fronte alla libera scelta del Figlio. Cristo ha voluto sconfiggere il male attraverso l’Amore e soltanto per Amore verso noi uomini, a vantaggio di tutta l’umanità, passata, presente e futura. Cristo questo strazio lo ha voluto sopportare fino a morire, dimostrandoci a tutti che all’Amore immenso, sovrumano come quello del Padre per le sue Creature, ci si può aspirare soltanto ed unicamente tramite la nostra libertà di scelta. Con decisioni prese in tutto l’arco della nostra vita, che sarà fatta di scelte responsabili usando la nostra piena libertà! Dio Padre ci ha creati per arrivare al Suo Amore e ci lascia “liberi” di fare sia il Bene che il Male che tutti siamo in grado di discernere responsabilmente. Dio Padre evidentemente non può mettersi ad amare anche per nostro conto, pretenderemmo troppo! Suo Figlio però lo ha volontariamente fatto ed ancora oggi lo fa! Cerchiamo di capire come e con l’aiuto di chi, se non attraverso la Terza Persona che è Amore Puro, cioè lo Spirito Santo! Dio è Trinità e non è Uno che sta solo a guardare ciò che accade, per farci evitare il nostro male che accade! Egli attende una risposta personale ed il nostro ritorno, immersi nello strazio che noi abbiamo scelto pur conoscendo il male!