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ARTE/ La moda italiana? Prigioniera della "vetrina"

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Il colosseo quadrato all'Eur di Roma (Immagine d'archivio)  Il colosseo quadrato all'Eur di Roma (Immagine d'archivio)

Si può ribattere che Armani è milanese e che un investimento del genere lo potrebbe fare nella sua città. Ma così non è mai accaduto per quanto abbia occupato moltissimi e strategici spazi a Milano. Lo stesso discorso vale per D&G. 

E vale in fondo anche per Prada, che pur nel suo passato ha investito in una serie di mostre di arte contemporanea di grande importanza internazionale accolte negli spazi di via Fogazzaro a Milano. Trussardi, grazie all'intelligenza di Beatrice, è forse la casa che ha meglio colto l'importanza che l'investimento in cultura può avere per una casa di moda oggi. Ma guidata dall'estro di Massimiliano Gioni (il curatore della Biennale in corso) ha scelto la strategia di non investire su un luogo, quanto di fare una mostra all'anno "nomade" in luoghi sorprendenti e in disuso della città. Alla fine resta la documentazione, ma nulla per quei luoghi cambia.

Pinault ha seguito una strategia opposta: ha investito su un luogo strategico come pochi, la Punta della Dogana che domina il Bacino di San Marco. L'ha sistemato dopo decenni di decadenza, e a rotazione vi espone le sue collezioni. Ma intanto la Punta è tornata ad essere luogo aperto, sempre frequentabile nei suoi spazi pubblici, e vissuto: se vi capita di essere a Venezia, andateci la sera o la notte, è spettacolo senza pari.  

Anche Prada a Milano ha investito enormi risorse per acquisire nuovi spazi in Galleria. Certamente nobiliteranno l'aspetto di questo luogo, lo renderanno più internazionale. Ma alla fine sempre di vetrine si tratta, anche se nella campagna pubblicitaria viene annunciato che, lassù, al terzo piano ci sarà anche spazio per l'arte.

Alla moda italiana manca lo slancio per capire che investire su luoghi di cui il nostro paese è ricco come nessun altro non è opera di mecenatismo, ma di sostegno e rafforzamento al sistema della moda stessa e alla sua immagine. Certo, poi bisogna trovare delle amministrazioni disposte a dialogare e a capire che questo va nell'interesse di tutti. Ma prima bisogna avere idee, convinzione. Bisogna avere il coraggio di uscire dal guscio dei propri scrigni dorati.



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