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CAMILLO DE LELLIS/ La storia (vera) del santo "giocatore"

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Pierre Subleyras, San Camillo De Lellis pone in salvo gli ammalati del Santo Spirito (1746) (Immagine d'archivio)  Pierre Subleyras, San Camillo De Lellis pone in salvo gli ammalati del Santo Spirito (1746) (Immagine d'archivio)

Poi, il resto è noto. Dovendo adattarsi a qualunque offerta, l'unico posto di lavoro che trovò fu come inserviente generico nell'ospedale degli Incurabili. E fu alla vista di guai ben peggiori dei suoi che maturò quella riflessione profonda che sappiamo. Nacque lì il fondatore dei Ministri degli Infermi e il grande santo che conosciamo. 

Ciò che colpisce è il procedere di Dio (della Madonna, in questo caso, ma è lo stesso): per quanto miserabili possano essere le nostre miserie umane (e uno che fa un voto e poi, ottenuto il miracolo, se lo rimangia, è proprio deprecabile, per dire il meno), Dio può fare di chiunque un grande santo. Emerito schiaffo, questo, al pelagianesimo e a quanti credono, gnosticamente, nell'«etica». O nelle «riforme» o, perfino, nell'ascesi. Il Dio cristiano, incurante dei «giusti» e dei «buoni», sceglie un giocatore incallito, per giunta «relapso». Uno, dunque, di cui non ci si può, a viste umane, fidare. E ne fa un capolavoro. Di quelli, per di più, che sfidano i secoli, dal momento che gli uomini (e le donne) con la grande croce rossa sul petto sono ancora tra noi. I «camilliani», figli di quell'antico soldataccio abruzzese schiavo dei dadi. 



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