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25 LUGLIO 1943/ La "sfiducia" di Mussolini e l'inganno del re

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(Immagine d'archivio)  (Immagine d'archivio)

Per essere infine riesumato dopo lo sbarco alleato in Sicilia e il bombardamento di Roma del 13 luglio 1943. A chiederne la convocazione fu Roberto Farinacci, il massimo rappresentante dell'intransigenza fascista, ricevuto da Mussolini il 16 luglio (sei giorni dopo lo sbarco alleato in Sicilia), assieme ad altri 11 gerarchi del partito incaricati di tenere una serie di "conferenze" nelle varie città italiane. Farinacci motivò la sua richiesta con la necessità "di dar modo a tutti di far sentire la propria voce". Gli altri si associarono alla richiesta. Il Duce si dichiarò d'accordo. 

Nell’aula di Palazzo Venezia si ritrovarono i due superstiti quadrumviri della marcia su Roma, De Bono e De Vecchi, i presidenti della Camera e del Senato Dino Grandi e Giacomo Suardo, i ministri in carica, il comandante della Milizia Enzo Galbiati, il presidente del tribunale speciale Antonino Tringali-Casanova, il presidente dell’Accademia d’Italia Luigi Federzoni, i presidenti delle Confederazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro, infine i "membri speciali triennali" (nel '43, Ciano, Alfieri, Bottai, Buffarini-Guidi, De Stefani, Farinacci, Marinelli, Rossoni). Segretario di quella seduta del Gran Consiglio, anch’egli designato dal Duce, il segretario del partito Carlo Scorza. 

La 187ma seduta del Gran Consiglio ebbe inizio alle 17,15 di sabato 24 luglio 1943. Mussolini conosceva perfettamente l'ordine del giorno di sfiducia nei suoi confronti che Dino Grandi aveva preparato. Glielo aveva letto Scorza (al quale Grandi ne aveva dato una copia) mercoledì 21 luglio. Conosceva anche i nomi dei firmatari, che erano 19, la stragrande maggioranza dei membri del Gran Consiglio.

È un fatto che l'odg Grandi non si prestava ad equivoci, specialmente nella sua parte conclusiva, laddove recitava: "...invita il Capo del Governo a pregare la Maestà del Re affinché egli voglia, per l'onore e la salvezza della Patria, assumere, con l'effettivo comando delle Forze Armate, quella suprema iniziativa di decisione che le nostre istituzioni a lui attribuiscono". 

Nessuno storico è mai riuscito a spiegare la strana inerzia di Mussolini (era fiaccato da un attacco d'ulcera? il voto contrario gli faceva comodo per preparare un onorevole disimpegno, per dimostrare a Hitler che neanche i fascisti ormai volevano più la guerra?) di fronte alla violenta filippica del presidente della Camera. Che concluse il suo intervento con queste parole: "La dittatura ha ucciso la rivoluzione, ha ucciso il fascismo, ha creato una frattura insanabile tra il fascismo e il popolo italiano. Stràppati, o Duce, la greca di maresciallo, e ritorna quello che eri: il capo di un partito politico e il primo ministro del Re!".




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