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Cultura

PAPA/ Barcellona: ecco perché Francesco ha scelto la "carne" degli ultimi

Il mondo dell'individuo che si è pensato al posto di Dio sta andando in rovina. Viviamo in un grande naufragio del Titanic, in cui solo il papa dice parole di verità. PIETRO BARCELLONA

Francis Bacon, Studio di George Dyer (1970) (Immagine d'archivio)Francis Bacon, Studio di George Dyer (1970) (Immagine d'archivio)

A partire da una mia personale e dirompente esperienza, mi sono a lungo interrogato in questo periodo su cosa significhi davvero uscire dal quieto riparo che protegge dall'improvvisa esplosione della realtà, e ricercare la verità, senza infingimenti. 

Siamo immersi in un grande liquido anestetico, che altera progressivamente ogni rapporto sensibile con il mondo, innanzitutto attraverso le tecnologie più avanzate e la rete virtuale, nel cui flusso continuo diviene impossibile ogni distinzione radicale fra la rappresentazione di se stessi e la rappresentazione del mondo, fino alla sospensione delle coordinate spazio-temporali: "nella cultura contemporanea si tende spesso ad accettare come verità solo quella della tecnologia […] Questa sembra oggi l'unica verità certa, l'unica condivisibile con altri, l'unica su cui si può discutere e impegnarsi insieme. […] La verità grande, la verità che spiega l'insieme della vita personale e sociale, è guardata con sospetto […] la domanda sulla verità di tutto, che è in fondo anche la domanda su Dio, non interessa più", ci ricorda Papa Francesco nella Lumen Fidei.

Nella sovrapposizione tra reale e virtuale, il mondo si va sgretolando fino a mostrare le sue crepe, mettendo a nudo la verminosità sottostante. Sta andando in rovina il mondo dell'individuo che si è pensato al posto di Dio e che oggi avverte stranamente una sensazione diffusa di catastrofe che accompagna il godimento sfrenato senza felicità e desiderio. Soggetto ed oggetto si sono fusi in un'informe indistinzione simile ad uno stato di immobilità assoluta; ma se, come afferma Hillmann, un mondo immobile è un mondo già morto, il nostro è un mondo che non possiamo che sentire destinato alla distruzione e alla consumazione. 

Gli individui di questo millennio non sono nomadi felici, compiaciuti della loro erranza, ma apolidi senza patria che vagano su barconi in attesa di un approdo transitorio. L'istante è come l'increspatura sulla superficie del mare, che si scioglie continuamente in una nuova increspatura e, tuttavia, nel momento in cui si verifica, esaurisce tutte le possibilità di tempo e di spazio che ne costituiscono la presenza; l'apparire e lo scomparire sono un movimento continuo che, di volta in volta, esaurisce tutto il tempo e tutto lo spazio. 

L'angoscia di morte richiederebbe una trasformazione dell'urlo senza voce di Munch in una rappresentazione simbolica della comunità umana, ma è stato distrutto ormai lo spazio simbolico in cui tradizionalmente i gruppi umani hanno elaborato, attraverso rituali, racconti e testimonianze, l'angoscia dell'inevitabile mortalità. La morte è la rappresentazione dell'individuo deformato dalla malattia fino alle viscere che ritroviamo nelle pitture di Bacon.