BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

MEETING RIMINI/ L’antidoto al nulla? Il desiderio di uomini che si incontrano

Pubblicazione:

Immagine d'archivio  Immagine d'archivio

Tanti, anche di noi qui presenti, sono grati all’amicizia con don Giussani per quanto ci ha resi consapevoli e ci ha educato a riconoscere ragionevolmente nell’esperienza la presenza di questo fattore irriducibile che lui chiamava esperienza elementare, quella somma di esigenze e di evidenze che l’uomo non si dà da solo, ma che, se è leale con se stesso, non può non riconoscere di avere in sé come “scintilla che mette in azione il motore umano”.
Non è un caso che anche il titolo del Meeting di quest’anno sia una citazione di don Giussani. “Emergenza uomo – la citazione è del 1988 − …il compito è di ridestare l’identità dell’uomo… e la sua identità è un rapporto assoluto, sciolto da qualsiasi determinazione… è il rapporto con il Mistero che lo fa”.
Questi oramai 34 anni, in cui il Meeting ha cercato di contribuire all’amicizia tra i popoli, sono stati la documentazione imprevista e continua che è proprio il desiderio del cuore ciò che può rendere amici uomini diversi per fede, cultura, appartenenza etnica o ideologica.
Senza il riconoscimento che “l’altro è un bene, non un ostacolo per la pienezza del nostro io” − come scriveva don Julián Carrón a Repubblica il 10 aprile di quest’anno −, che è un bene per il fatto stesso che c’è, perché è portatore degli stessi irriducibili desideri che albergano nel cuore di ogni uomo, sarebbe difficile un dialogo che andasse oltre una generica tolleranza, sarebbe come una porta che si apre per un istante, nell’attesa di potersi presto richiudere a custodire la sicurezza del proprio particolare, della propria identità, de propri  interessi.
È proprio per l’esperienza vissuta, anche attraverso il Meeting, che ci siamo sentiti letti e sollecitati da papa Francesco con quel suo invito lanciato in piazza S. Pietro la sera del 18 maggio “a non chiudersi”, consapevoli che quella che oggi viviamo “è una crisi dell’uomo”, che occorre “creare una cultura dell’incontro, una cultura dell’amicizia”.
Dicevo all’inizio che la vicenda dell’Europa è paradigmatica del tema Emergenza uomo, come ho cercato per alcuni aspetti di documentare. Ma è altrettanto vero che la storia passata e presente dell’Europa racconta di una cultura e di una tradizione capaci, come l’intervento di Vittadini ha documentato, di creare condizioni perché la diversità e il cambiamento possano vincere, perché l’umano possa riemergere. C’è infatti un’emergenza che è come un grido di allarme, ma c’è altresì un emergere che dice della irriducibilità dell’uomo e della sua libertà.
Se il desiderio è indistruttibile, se il  bisogno di verità è inestirpabile, esiste sempre la possibilità di rinascere, di dire “io” secondo tutta la totalità della propria maestà.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >