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MEETING RIMINI/ L’antidoto al nulla? Il desiderio di uomini che si incontrano

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Eccellenze, autorità, amici, ringrazio il prof. Vittadini e i Signori Ministri, della cui presenza siamo particolarmente lieti ed onorati, che ci hanno introdotto ad uno degli avvenimenti, e al tempo stesso, degli snodi centrali del Meeting di quest’anno.
La mostra dedicata all’Europa sarà aperta nella giornata iniziale della manifestazione dal presidente del Consiglio Enrico Letta che successivamente terrà il discorso inaugurale della 34a edizione del Meeting.
Su tematiche europee interverranno nei giorni successivi il presidente Schultz, i ministri Lupi, Delrio e Moavero Milanesi.
Centrale storicamente e culturalmente è la vicenda dell’Europa, ma al tempo stesso paradigmatica del tema che il Meeting ha scelto quest’anno: “Emergenza uomo”.
È l’Europa infatti il luogo in cui abbiamo assistito all’affossamento dell’umano, nell’esperienza tragica dei totalitarismi del 900, ma sono gli uomini di questa stessa Europa che, anche oggi, pur in sistemi dove le libertà democratiche sono garantite, continuano a rischiare di vedere anestetizzata e ridotta la propria umanità.
È ciò che Pasolini chiamava la grande omologazione, che Vaclav Havel definiva una malattia morale. Diceva a Praga nel celebre discorso del Capodanno del ’90, appena eletto presidente: “Siamo malati moralmente, ci siamo abituati a dire una cosa e a pensarne un’altra, abbiamo imparato a non credere più in nulla, a non preoccuparci per gli altri… concetti come carità, amicizia, compassione, umiltà, perdono, hanno perso la loro profondità”.
Siamo in un tempo di crisi, ma come tante volte il presidente Napolitano ha ricordato, abbiamo risorse umane, spirituali e culturali per risollevarci. Ciò che invece troppo spesso, anche nel nostro Paese, abbiamo davanti agli occhi è una sorta di appiattimento dell’umano, uno smarrimento del desiderio, che vediamo esprimersi nello scetticismo dei giovani, nella rassegnata impotenza di tanti adulti, nel clima di paura, di sfiducia, di indifferenza e di estraneità che domina i rapporti, nella vuota banalità di piccoli interessi, così come nella egoistica gestione di più grandi interessi, ma anche nella violenza insensata di tanti comportamenti.
Eppure l’uomo è ben altro, è irriducibile desiderio, passione per il bene e per la verità, bisogno di costruire, impeto di apertura e di conoscenza, gusto del bello e del positivo. “È una battaglia - scriveva Testori in un editoriale del 1978 - in cui c’è una luce da proteggere affinché possa crescere e reggere all’urto in cui, ogni ora, ogni giorno, a essere messo in gioco è e sarà il senso e il destino stesso dell’uomo; della sua maestà”.
È in questa maestà che l’io consiste ed è da questa consistenza che anche oggi può trarre origine la speranza. Cito ancora Havel: “la speranza non proviene dal mondo che ci circonda …dietro di essa c’è l’esperienza umana del proprio esistere e dell’esistenza del mondo”. Oggi, nella condizione di crisi in cui viviamo, è decisivo sapere da dove possa originarsi la speranza. E la speranza appartiene alla natura del cuore, l’uomo spera perché esiste, come dice Havel.



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