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BEATO CARLO D'ASBURGO/ L'arciduca d'Austria: mio nonno, la fede e l'Europa dei massoni

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Carlo I d'Asburgo (Immagine d'archivio)  Carlo I d'Asburgo (Immagine d'archivio)

Mio nonno era ancora un bambino quando un gruppo di persone aveva cominciato a pregare regolarmente per lui; a partire da questa iniziale lega di preghiera nacque in seguito la Gebetsliga Kaiser Karl, cioè la Pia unione di preghiera Imperatore Carlo per la pace tra i popoli, che ha svolto un ruolo importante nell’iter che ha portato alla beatificazione dell’imperatore Carlo. Perseguitata dal nazional-socialismo – Adolf Hitler, com’è noto, odiava gli Asburgo e tutto ciò che la vecchia Austria aveva rappresentato –, attualmente la Gebetsliga è diffusa in tutto il mondo e svolge un lavoro prezioso, a livello culturale ed ecclesiale, finalizzato anche a una migliore conoscenza del profilo spirituale, umano e politico di Carlo I. 



Ai nostri giorni trova che stia rinascendo l’interesse nei confronti dell’ultimo imperatore? Questo avviene anche in Italia?
La beatificazione celebrata nel 2004 ha risvegliato l’interesse di molti, anche dal punto di vista storico. In questo senso anche in Italia, grazie al ramo italiano della Gebetsliga Kaiser Karl, si sta riscoprendo un personaggio che in precedenza la cultura ufficiale, in ossequio allo spirito risorgimentale e nazionalistico, aveva schernito e disprezzato, ma in realtà era un capo di Stato, soldato, sposo e padre di famiglia che ha sempre cercato di fare il suo dovere alla luce della fede in Cristo. Mi piace ricordare le parole di Giovanni Paolo II: «Fin dall’inizio, l’Imperatore Carlo concepì la sua carica come servizio santo ai suoi popoli. La sua principale preoccupazione era di seguire la vocazione del cristiano alla santità anche nella sua azione politica. [...] Sia un esempio per noi tutti, soprattutto per quelli che oggi hanno in Europa la responsabilità politica!».



Al di fuori dell’ufficialità, Carlo I fu un marito e un padre di famiglia molto affettuoso. C’è qualche aspetto della dimensione intima della sua personalità che nella Sua famiglia viene particolarmente ricordato?
Ci rimane la vivida immagine di un uomo dalla grande fede in Dio, profondamente legato alla moglie, di cui era innamoratissimo, e ai figli, che, nonostante la morte prematura, educò prima di tutto con l’esempio personale. Per il resto il nonno era un autentico gentiluomo, sempre pieno di attenzione verso gli altri senza distinzione di rango, affascinante e dotato di senso dello humor; era un eccellente cavaliere, ciclista e cacciatore e amava le camminate in montagna…



L’imperatore Carlo fu costretto all’esilio e alla perdita di tutti i suoi beni, compresi quelli familiari, per essersi rifiutato di firmare la sua abdicazione, per lui inaccettabile: in ciò era stato fermamente appoggiato dalla consorte Zita. Dopo la morte in esilio dell’imperatore nel 1922, qual è stato il ruolo dell’imperatrice Zita, di cui è ora in corso il processo di beatificazione, nel tenere le redini della famiglia in anni drammatici? Quale ricordo ha di Sua nonna, che, essendo nata a Villa Pianore, vicino a Lucca, e appartenendo alla dinastia dei Borbone Parma, aveva robuste radici italiane?
Mia nonna era una persona straordinaria. Era rimasta vedova in giovane età, senza mezzi, con otto figli piccoli – l’ultima nacque dopo la morte del padre – e la responsabilità del pesante retaggio dinastico degli Asburgo sulle sue spalle. Chiunque in una situazione del genere si sarebbe perso d’animo. Ma lei ha guardato avanti con un coraggio quasi innaturale, che nasceva dalla sua fede e dal ricordo amorevole del marito, che portò sempre ad esempio al primogenito Otto, a mio padre Roberto e agli altri figli.



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