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BEATO CARLO D'ASBURGO/ L'arciduca d'Austria: mio nonno, la fede e l'Europa dei massoni

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Carlo I d'Asburgo (Immagine d'archivio)  Carlo I d'Asburgo (Immagine d'archivio)

All’impero sono subentrati gli Stati nazionali, poi è venuta un’incerta integrazione europea e la sovranità degli Stati appare oggi sempre più in difficoltà e limitata. Dove ci porterà questa nuova forma di “sovranazionalità”? Può basarsi soltanto sulla Banca centrale europea e sulla moneta? E ancora: può andare lontano un’Europa tecnocratica, che ripudia le sue radici cristiane in favore di una sorta di “pensiero unico” relativista?
L’attuale Unione europea non è affatto l’Europa, ma soltanto un’unione di carattere meramente economico. Molto limitata anche dall’assenza, tra l’altro, di una politica estera comune. Direi che a questo punto ci sono due scelte possibili, la prima delle quali è un tentativo di omogeneizzazione dei diversi Paesi europei nell’ottica di una specie di supernazionalismo: tutto uguale per tutti, senza distinzioni di carattere storico e culturale; questa via non è percorribile, perché necessiterebbe di un apparato burocratico enorme e disumano. I nostri sforzi devono invece tendere verso un’Europa confederale, rispettosa delle specificità di ogni Paese e fondata sul principio di sussidiarietà. Certo, considerate le premesse viste fino ad ora, non sarà un obiettivo facile da raggiungere. A monte di tutto ciò resta il fatto che un albero non può svilupparsi senza forti radici. E la negazione delle radici cristiane della nostra civiltà rimane il più grave peccato d’origine del governo europeo. Cosa potrà mai essere un’Europa senz’anima, fondata solo sul culto dell’economia e sulle leggi del mercato? Senza cristianesimo, l’Europa semplicemente non esiste.

(Ivo Musajo Somma)



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