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ARTE/ Michelangelo e papa Francesco, una splendida lezione sui martiri

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Michelangelo, Cappella Sistina (Immagine d'archivio)  Michelangelo, Cappella Sistina (Immagine d'archivio)

In uno scorcio tra i più arditi della pittura michelangiolesca, la sequenza viene chiusa sul limite destro della parete da Simone di Cirene, portatore della croce di Cristo, il primo a condividere fisicamente il sacrificio estremo di Gesù e quindi figura ideale di riferimento per ogni martire.  

L’evidenza iconografica e compositiva della schiera dei martiri, supportata da una impressionante tenuta formale, a lungo esercitata sui disegni preparatori, trova conferma nella loro particolare collocazione nell’articolazione complessiva del Giudizio. I martiri segnano infatti il confine tra il Paradiso e l’Inferno, baluardo invalicabile tra il mondo dei beati e quello dei dannati, alla stregua delle torri che difendono la Gerusalemme celeste. Alcuni di loro guardano verso Cristo, altri invece si sporgono sulle nuvole e sembrano rivolgere gli stessi strumenti del martirio sull’inutile tentativo dei dannati di fuggire all’attacco incrociato di angeli e demoni. I martiri, infatti, non rappresentano solo la difesa certa e inespugnabile del mondo dei beati, ma si pongono come primo termine di paragone nel giudizio delle anime risorte avendo collaborato all’opera di Cristo fino a condividere il sacrificio della croce. Se è vero che il gesto imperioso del braccio destro di Gesù determina il dinamismo di tutta la scena e l’allontanamento definitivo dei dannati, lo sguardo – “sereno e imperscrutabile”, lo ha definito Fabrizio Mancinelli avendolo sotto gli occhi per giorni interi durante il restauro – sembra dirigersi carico di compassione proprio verso i compagni martiri.

Come ha fatto uno studioso americano, Charles Burroughs, l’interpretazione potrebbe inoltrarsi. I martiri raffigurati da Michelangelo sono tutti titolari di importanti chiese stazionali romane, così come le figure di San Giovanni Battista e San Pietro, rispettivamente alla destra e alla sinistra di Cristo, si legano alle due basiliche papali del Vaticano e del Laterano. Risultano inoltre patroni di corporazioni e confraternite attive in città, legate a specifiche professioni e attività assistenziali. In tale prospettiva l’evidenza dei martiri nel Giudizio va a toccare temi significativi nella controffensiva cattolica alle contestazioni luterane, dal ruolo della sede apostolica romana al valore delle opere nella vita cristiana. Per ora fermiamoci al livello paradigmatico del martirio rappresentatoci da Michelangelo, al quale ognuno di noi, come ci ha detto papa Francesco, è chiamato come a un lavoro.  

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