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MARTIRI DELLA RUSSIA/ Quella "strana" santità che illumina la fede dell'occidente

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Celebrazione ortodossa (Infophoto)  Celebrazione ortodossa (Infophoto)

Con questa mostra – ma, assai di più, con l'esperienza di disarmata apertura e di provocante profondità a cui ci invita – anche noi siamo chiamati a introdurci e a lasciarci accogliere in questa storia di martirio e di fede. 

Innanzitutto perché non abbiamo dimenticato le parole dette da Giovanni Paolo II il 7 maggio 2000, mentre commemorava insieme a cristiani di tutte le confessioni i martiri del XX secolo. Egli affermava: "l'eredità preziosa che questi testimoni coraggiosi ci hanno tramandato è un patrimonio comune di tutte le Chiese e di tutte le Comunità ecclesiali. È un'eredità che parla con una voce più alta dei fattori di divisione. L'ecumenismo dei martiri e dei testimoni della fede è il più convincente; esso indica la via dell'unità ai cristiani del ventunesimo secolo". 

In secondo luogo, perché il desiderio che ha animato gli organizzatori di questa mostra si identifica innanzitutto con la necessità di rispondere a una urgenza da loro avvertita con forza, ovvero quella di condividere con i Cristiani d'occidente – iniziando dai visitatori del Meeting – il dono e la provocazione di quei "nuovi Martiri" che essi sentono profondamente loro e dal cui sacrificio si sentono generati nella possibilità di credere oggi. 

E che questi martiri siano per noi un dono tanto inatteso quanto reale e arricchente, lo testimoniano i giovani e le giovani che vi condurranno nella visita: loro per primi – nei lunghi mesi della preparazione, che hanno visto anche un soggiorno a Mosca e il nascere di amicizia e collaborazione fraterna con studenti russi e ucraini – hanno già sperimentato un cambiamento nel loro modo di pensare e vedere la fede come testimonianza a Cristo, la preghiera e la liturgia come immersione nella Gloria di Dio, la sequela come rispetto e riverenza per chi ci indica con la sua vita il cammino da percorrere.

Non possiamo non ricordare la passione che don Giussani aveva per la Russia: una passione che non solo ha favorito e generato innumerevoli vicende di sequela personale e di opere altrimenti impensabili (come ad esempio il legame con l'Università San Tichon che ha reso possibile questa mostra, che nasce però da una lunga storia che si intreccia con la Biblioteca dello Spirito, con la presenza del Movimento in Russia, con il sorgere di amicizie e di esperienze comuni nell'ambito educativo e scolastico…), ma ha anche segnato un costante arricchimento e allargamento dello sguardo di fede in noi che seguiamo il suo carisma. Anche questa mostra è un tassello di questo mosaico. Da visitare e da ascoltare, lasciandosi trasportare in un mondo insieme così lontano e così vicino al nostro.



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