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LETTURE/ La Divina commedia? E' come Google, c'è tutto...

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New York (Infophoto)  New York (Infophoto)

La scrittura di un racconto, di un verso, ma anche quella di un breve e veloce sms, esige che un altro risponda. Chiunque scrive non racconta semplicemente una storia, ma racconta se stesso attraverso quella storia e desidera essenzialmente che chi legge sia coinvolto con lui. Leggere un’opera, qualsiasi essa sia, è ricevere una domanda.  

E le parole di Dante, che fissano per sempre l’anima della realtà, sono le arcate di un ponte. Da circa sette secoli si studia e si lavora per comprendere ogni sfumatura e ogni particolare dell’infinito labirinto dantesco, dove sembrano nascondersi significati sempre più lontani. Ma l’incomprensione non diminuisce affatto, anzi, cresce ad ogni scoperta. E nonostante gli immensi sforzi di ricerca critica, perdura un’insistente domanda di capire.

L’Opera di Dante è una foresta intricata, sconfinata e  ricca di fascino. E quanto più ci si smarrisce per questa selva oscura, tanto più il non capire diventa l’alibi per negare la sua elementare, oggettiva verità. 

Ma fra venticinque anni rileggeremo la Divina Commedia e ci rifaremo le stesse identiche domande, fra duecentocinquantacinque anni si leggerà la Divina Commedia e si faranno le stesse identiche domande perché l’arte non la si comprende, resta un fatto incomprensibile che mi comprende mentre dice chi sono. Incantati dalla Commedia è un sentiero che permette di addentrarsi, con passione e vigore, dentro la Commedia.


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Franco Palmieri, "Incantati dalla Commedia", introduzione di Matteo Renzi, Edizioni della Meridiana, 2013



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