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DIALOGO SULLA LIBERTA'/ Natoli: gli altri sono "strumenti". Mazzarella: senza realtà rimane il nulla

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Michelangelo, David (1501-1504) (Infohoto)  Michelangelo, David (1501-1504) (Infohoto)

Nella libertà di primo tipo si inscrivono i diritti, poiché l'autonomia – Aristotele direbbe il volontario – è la precondizione della scelta e rispettivamente dell'assunzione di responsabilità; ove non vi è indipendenza ognuno può giustificare ogni cosa in nome dell'obbedienza fino alla banalità del male. La conquista di libertà fa tutt'uno con quella che chiamerei la progressiva "emersione della soggettività" frutto proprio del moderno; non è, infatti, un caso se nel corso della modernità l'implementazione del diritto si è  caratterizzata come un'acquisizione sempre più larga dei "diritti soggettivi";  e non solo individuali, ma anche dei soggetti sociali − organizzazioni sindacali, partiti − e dei nuovi movimenti quali ad esempio il femminismo e simili. Ora se vero che, per quanto costretto, l'uomo resta libero – e di esempi storici ne abbiamo – non tutti gli uomini ne sono parimenti all'altezza e possono essere sopraffatti dal potere. Ne segue che la rottura dei vincoli di sudditanza è una condizione necessaria di libertà. Ma non è sufficiente perché l'uomo può compiere il male – e lo compie – ma non è libero per il male: contraddirebbe alla sua propria natura, mancherebbe il suo telos pena l'autodistruzione. 

Detto questo, nel mondo contemporaneo l'uomo fino a che punto l'uomo è libero? È libero, certo, da coazione diretta – almeno nell'emisfero occidentale – ma lo è come effettiva capacità di scelta? Oggi, la libertà è vissuta sempre meno in termini di libero arbitrio − di valutazione delle proprie opzioni – e sempre di più come libertà d'accesso ai beni − ad esempio ai consumi − e pretesa ad un'espansione illimitata e individualistica di sé. E quindi contro gli altri, valutati − almeno in prima battuta e scaltramente − non tanto come nemici quanto come strumenti: di qui un asservimento reciproco e generalizzato. Evidentemente la contemporaneità non si riduce a questo ma sono questi i rischi più seri che oggi corre la libertà. Quali dunque l'estensione e i limiti della nostra libertà? Non siamo entità separate, ma esseri posti in relazione e quindi non possiamo realizzarci come essere liberi indipendentemente dagli altri: la libertà è la legge dell'altro dentro di noi. Per chiarire tutto questo è necessario considerare il rapporto che sussiste tra il soggetto e la legge e di chi tra i due detta legge; in breve bisogna accertare se e quando la legge libera, se e quando asserve. E se libera, libera da cosa?  Dalla tendenza alla dismisura. 

Nel momento in cui si parla di libertà non possono, però, non prendere in considerazione quelle ricerche scientifiche − e quelle correnti filosofiche − che sollevano dei dubbi sulla libertà umana. Ora non v'è dubbio che il comportamento umano non può essere tratto fuori dalle serie causali, ma la libertà non risiede tanto nell'assenza di condizionamenti, quanto piuttosto nella conoscenza di ciò che ci determina per determinarlo a nostra volta. La nostra libertà è tanto più grande quanto più abbiamo cognizione delle cause o, per dirla spinozinamente, quanto più di esse abbiamo idee adeguate. Liberi quindi nella consapevolezza dei propri limiti, ma liberi soprattutto − e mi si permetta l'ossimoro − nella necessità di scegliere per il bene. 



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