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DIALOGO SULLA LIBERTA'/ Natoli: gli altri sono "strumenti". Mazzarella: senza realtà rimane il nulla

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Michelangelo, David (1501-1504) (Infohoto)  Michelangelo, David (1501-1504) (Infohoto)

Tutto si decide, per dirla con Giussani, da "ciò che abbiamo di più caro", da ciò che fascia la nostra vita. Perché ciò che abbiamo di più caro è in definitiva ciò che determina e definisce la nostra identità, il perimetro in cui abita e si muove come libertà. E in verità più di un perimetro, di una geometria chiusa e stabilita nell'Io della libertà, noi abbiamo bisogno di una libertà aperta alla verità di se stessa, al senso elementare di dipendenza e di evidenze originarie da cui muove e a cui muove, anche quando crede di venire da sé e di poter fare solo da sé. 

Questa cosa si chiama "senso religioso" – la capacità, di cui ogni uomo in quanto uomo è capace, «di essere colpito dal reale, di vivere la realtà secondo la sua verità, perché capace di usare la ragione secondo la sua vera natura di apertura alla totalità della realtà» (Giussani). Quella "vibrazione" dell'essere che vediamo salire dalla terra nei cipressi, irraggiarsi dalle stelle del cielo, diffondersi sui campi nei quadri di Van Gogh.

L'esperienza religiosa cristiana fa Persona questa vibrazione, la riconosce come Cristo, e se ne fa fare persona: «Io sono Tu che mi fai». E all'Imperatore, al Potere del mondo, come nel racconto di Solove'v lo starets Giovanni, può rispondere: «Quello che abbiamo di più caro è Cristo», chiamando per nome, Cristo, l'eccedenza a noi, il fattore "altro", indipendente e più grande di noi, che provoca e risveglia il nostro impeto umano, di cui parla Costantino Esposito. Certo la pretesa è grande, e non chiede niente di meno. Ma anche quando non si varchi la soglia di questa pretesa, non è poco tuttavia già solo saper stare in una "vibrazione" della realtà che a quel fattore "altro" sollecitante il nostro impeto umano ci sappia tenere aperti.

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