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DIALOGO SULLA LIBERTA'/ Natoli: gli altri sono "strumenti". Mazzarella: senza realtà rimane il nulla

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Michelangelo, David (1501-1504) (Infohoto)  Michelangelo, David (1501-1504) (Infohoto)

Oggi al Meeting di Rimini i filosofi Eugenio Mazzarella e Salvatore Natoli parteciperanno all'incontro su "La concezione dell'uomo: filosofia e libertà", moderato da Costantino Esposito. Si tratterà di un dialogo sulla libertà. L'anticipazione.

C. ESPOSITO: Se gettiamo uno sguardo al panorama filosofico contemporaneo, la libertà sembra chiusa in una morsa. Da un lato essa viene identificata sempre di più con la rivendicazione e il riconoscimento da parte dello Stato dei "diritti" in base a cui pensiamo noi stessi (perché si dice che è la loro acquisizione che potrà renderci finalmente liberi), e quindi come una costruzione socio-culturale-politica del nostro io. Dall'altro lato la libertà è considerata come un'emergenza casuale dei nostri meccanismi biochimici (istintuali e cerebrali), una sofisticata elaborazione delle nostre basi evolutive, che si servono finanche dell'illusione di non esser determinati (di essere, cioè liberi!) per poterci determinare ancora più integralmente. 

Nel primo caso la libertà è un prodotto della cultura, nel secondo un meccanismo della natura. In entrambi non è un'esperienza originaria e irriducibile. O forse, in entrambi i casi resta come un residuo problematico, una felice aporia, la spina nella carne di ogni riduzionismo. 

E se poi guardiamo all'ambito storico-politico della pratica delle libertà, risulta ancora insuperata la vecchia alternativa tra una "libertà negativa" o assenza di interferenze nella scelta arbitraria degli individui, dovuta solo alla propria autodeterminazione, a prescindere dal significato di ciò che si sceglie, e una "libertà positiva", in cui si deve scegliere solo ciò che vale di per sé e detta il dovere. Anche qui una fatale dicotomia: o l'autonomia del mio volere, a prescindere dalla verità o dal bene di ciò che è voluto, ol'affermazione del bene e del vero a prescindere dalla mia scelta. 

La questione è: è possibile tornare a pensare in unità queste due prospettive, la libertà e la verità, l'io e il bene?

S. NATOLI: L'uomo è libero in quanto capace di scelta e perciò titolare della propria azione. Tuttavia questa libertà non è incondizionata perché l'uomo non può realizzare tutto quel che vuole, dal momento che non tutto è nell'ordine del suo potere. Inoltre, per quel che cade in suo potere, ha certo facoltà di scelta ed è per il bene o per il male. Può perciò costruire o distruggere, ma fino a che punto l'uomo può fare quel che può (è nelle condizioni di) fare? Da dove il vincolo, perché l'obbligo? 

Per chiarire questi interrogativi bisogna mettere a tema il nesso che corre tra l'agire e il bene e domandarsi perché l'uomo è disposto a fare e a farsi del male. Lo fa liberamente o esiste un'apparenza di libertà che conduce all'autodistruzione? Ora, la libertà la si può considerare sotto due profili: come libertà dalla costrizione esterna e come facoltà di scelta – classicamente libero arbitro. 



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