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LETTURE/ Camisasca: "rimanere" per capire, una sfida all'effimero

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Mons. Massimo Camisasca (Infophoto)  Mons. Massimo Camisasca (Infophoto)

Non lo troverete – purtroppo – negli autogrill o nei supermercati, ma cercatelo nelle librerie o al Meeting di Rimini dove viene presentato oggi. È un libro che mette in azione i neuroni per aiutarci ad indagare su noi stessi non con le armi della psicologia, ma con la forza di pagine che penetrano profondamente nell'esperienza umana. Singolare a cominciare dal titolo, il saggio mi sembra significativo anche in quella letteratura cosiddetta religiosa (esegesi, spiritualità, ecc.) che talvolta lascia perplessi anche i lettori più benevoli. Si tratta di una meditazione, qui molti lettori potrebbero dire: non fa per me, non voglio meditare. Ma non siamo in epoca di grandi riflessioni? Di valorizzazione delle filosofie orientali - di recente ad Atene si sono incontrati filosofi occidentali e orientali per discutere sul futuro del mondo -, non  stiamo cercando un nuovo umanesimo dopo la crisi epocale e planetaria? Bene, questo libro va in questa direzione, propone in duecento pagine uno sguardo su una delle figure più affascinanti del mondo giudaico antico. 

Dicevo del titolo: Voglio che rimanga. Anche per un curioso dei vangeli queste parole di Cristo (Giovanni, 21, 21-22) sorprendono. Perché Gesù rivolto ai suoi e forse proprio a Pietro è così risoluto? Perché "voglio"? Gli studiosi discutono sul rapporto tra la comunità di Giovanni e Pietro, alludendo a una possibile diatriba tra i due clan; lascio agli esperti la soluzione dell'enigma. Ciò che interessa è l'umanità di Cristo che valorizza l'irruenza di Pietro e la dolcezza di Giovanni. Siamo alla scena finale, illuminata dalla brace su cui cuoce il pesce appena pescato, sul lago di Tiberiade, Pietro si arrovella - forse la sua adesione a Gesù è ancora limitata – su chi sia il preferito, ma Gesù gli risponde "se voglio che egli rimanga che importa a te?" 

Attanasio opportunamente commenta: "Con queste parole era come se Gesù avesse detto a Pietro: 'Se voglio che, anche dopo la mia ascesa la cielo, questa mia preferenza per Giovanni rimanga, che importa a te?' Questa predilezione ha un compito nella Chiesa che completa e si affianca alla funzione gerarchica affidata a Pietro. [Egli] non può tuttavia pretendere, in virtù di questa posizione di governo, di stabilire la vicinanza e la distanza che Gesù instaura con ciascuno" (pag.192). Ma siamo alla fine del libro che nelle pagine di don Attansio ripercorrono quasi tutti gli episodi raccontati dal vangelo di Giovanni, dal precursore Battista, a Nicodemo, alla samaritana, ecc. 



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