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LETTURE/ Albisani e la poetica dell’imprevisto che “reclama” il Mistero

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Sauro Albisani  Sauro Albisani

La domanda è la dimensione più cruda e realistica di un libro che, nella maggior parte dei casi, esprime il dramma di non esser riusciti ad «accasarsi» dentro un pianeta, un mondo che è una «valle delle visioni» dataci «in cambio della tua lontananza», ovvero la lontananza di divinità non nominate, ma riconosciute come «esseri superiori»: «ci osservano/ e potrebbero annichilirci in un attimo,/ chiudere la partita/ senza dircelo,/ ma non lo fanno». Una pietà divina e incomprensibile che si fa spazio e riposa dentro l’inquietudine del poeta, che si riconosce pino «che davanti casa/ vecchio non so di quanti secoli ode/ premere dentro sé l’eternità».

L’esistenza, con la sua ironica condanna quotidiana a non farsi capire dal poeta, è tuttavia pregna di mistero e, se non c’è fede nella parola, basta l’ombra vista di sfuggita di quella fede a lasciar aperta la porta della speranza: «Ma se c’è un assedio/ dev’esserci un castello./ Anche se non si vede./ E se vogliono espugnarlo/ (non chiedermi chi)/ avrà pure un valore, no?».



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