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ANTICIPAZIONE/ Buccellati: c'è un Impero assiro che vuole soffocarci

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(Immagine d'archivio)  (Immagine d'archivio)

Perché ciò che conta nel mondo mesopotamico è il sistema e la sua organizzazione in modelli ripetitivi. Per esempio nella cultura mesopotamica non c'è rapporto personale dell'uomo con la divinità: essa si esprime solo attraverso fenomeni ripetitivi come i corpi celesti. È una relazione di tipo sistemico, meccanico. 

Una concezione che ha di conseguenza una corrispondenza a livello sociale e politico. 
Appunto. Essa determina una visione totalitaria dello stato all'interno del quale l'uomo è individuo, non persona. Non è un caso che la schiavitù − che è la funzionalizzazione estrema del soggetto − inizi proprio con la civiltà. 

Quale modello ha vinto? Quello biblico o quello mesopotamico?
È la domanda che sta al centro di tutto... Il problema è estremamente complesso perché non si può fare a meno dello stato: ciò che lo stato garantisce è l'efficienza − ma anche la società lo fa in quanto complessità sistemica. Se non ci fosse questo meccanismo noi due non saremmo qui a parlarci tra di noi, non ci sarebbe l'Italia, nemmeno ci sarebbe un Meeting. Pensi che nel periodo preistorico un territorio vasto come quello dell'attuale Europa era abitato da circa 6-7mila persone. Per centinaia di migliaia di anni! Se non ci fosse stato la città e dunque la funzionalizzazione non ci sarebbe stata la massa demografica di base atta a costituire il mondo come è giunto fino a noi. 

C'è dunque bisogno dello stato e della sua efficienza, il problema è che lo stato tende a prevaricare.
Ed è quindi altrettanto importante che ci sia una "controparte" che riconosce il valore assoluto della persona umana. Questa controparte è venuta di fatto dal mondo biblico. Non voglio però essere io a parlarne perché non è il mio campo. Qui importa sottolineare che la forza preponderante del sistema mesopotamico − che in sostanza è quello dell'intero mondo civile − si è sempre orientato in questa direzione: esplorare tutte le possibilità sistemiche della convivenza anche se sono a scapito dell'individuo.

Quindi il fattore che lei nella sua relazione chiama "impero" ha in sé un principio dinamico che lo porta ad ampliare se stesso.
Sì. All'interno dello stato è solo lo stato che ha il potere di decidere tutto: è il concetto di sovranità. Ma se c'è un altro stato sorge una limitazione, cioè le due sovranità si contrappongono. L'impero risolve questa possibilità compiendo la dinamica propria dello stato, perché è intrinseco alla struttura stessa dello stato che diventi totale. Si noti che ciò è potuto però accadere solo nel mondo civile.

In altri termini?



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