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LETTURE/ Il martirio di don Puglisi, ucciso da una mafia incompatibile con il Vangelo

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Padre Pino Puglisi (Foto InfoPhoto)  Padre Pino Puglisi (Foto InfoPhoto)

Negli ultimi due decenni, in seguito anche al grave e ripetuto manifestarsi dell'esclusiva natura criminale e dell'estrema pericolosità sociale della mafia e, conseguentemente, al crescere di una diffusa coscienza collettiva di rifiuto di forme di tolleranza e di pur tacita e passiva connivenza col fenomeno, è maturata nella Chiesa siciliana una chiara, esplicita e ferma convinzione dell'incompatibilità dell'appartenenza mafiosa con la professione di fede cristiana: il mafioso, in forza della stessa appartenenza alla cosca dedita strutturalmente al crimine, si pone oggettivamente fuori della comunione ecclesiale. L'atteggiamento pastorale verso i mafiosi va accompagnato dalla esigenza di prevenire i fenomeni criminosi ed aiutare i mafiosi a pentirsi, a riparare il male fatto e a diventare persone nuove.

 

Come si colloca in questa storia il sacrificio di don Pino Puglisi?

 Per la maturazione di questa mentalità sono stati importanti gli esempi di tanti cristiani preti e laici impegnati a prevenire e contrastare il fenomeno mafioso e i pronunciamenti episcopali e dello stesso papa Giovanni Paolo II, che ha contribuito alla interpretazione e alla condanna della mafia a partire dalle tradizionali e originali categorie cristiane. Il riferimento principale della predicazione è ridiventato il vangelo. L’omicidio Puglisi è parte fondamentale di questa storia.

 

Qual è il suo specifico contributo?

L’omicidio di Puglisi fa comprendere quanto sia importante una pastorale che esca dagli stereotipi dell’antimafiosità, e si ponga a servizio di tutto l’uomo e di tutti gli uomini. Sono stati necessari, infatti, molti anni per comprendere che Puglisi non era un prete antimafia perché non aveva la scorta o non partecipava ad attività pubbliche, molto in voga in quegli anni. Puglisi era un normalissimo parroco che proseguiva nella sua azione pastorale anche contro gli avvertimenti e le minacce dei mafiosi che ebbe prima della sua uccisione. Al Cardinale Pappalardo tutto ciò fu molto chiaro fin da subito. Nell’omelia per i trigesimo di don Pino affermò: "E’ stato ucciso non solo dalla mano assassina che lo ha colpito, ma anche da quelli che hanno deciso di disfarsi di lui per l’opera di evangelizzazione che compiva, e che aveva la sua necessaria proiezione sul piano della elevazione spirituale, morale, sociale".

 

Ma allora che differenza c’è tra l’omicidio Puglisi e per esempio quello di Falcone o Borsellino?

Don Puglisi non è stato ucciso per un nobile ideale, come tanti che sono morti in questi anni e ai quali va la nostra riconoscenza. I martiri della mafia che qualcuno ha definito "martiri per la giustizia" sono eroi umani che hanno sacrificato la loro vita per combattere questo fenomeno criminale. Don Pino non aveva un ideale da difendere e neppure dei buoni valori da professare. La mafia lo ha ucciso perché la sua logica è incompatibile con quella del vangelo. E’ morto per Cristo e con Cristo adesso partecipa della gloria di Dio. La strada che il Signore ha stabilito per lui è passata attraverso le tappe della sua vita, che tutti adesso conosciamo, ultima della quale la sua uccisione per mani mafiose.

 

Si è detto e ripetuto che Puglisi è stato beatificato in odium fidei. Che significa?



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