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PROFEZIA E POESIA/ Il salmista e il poeta greco: non sempre la ragione incontra ciò che cerca

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E’ sorprendente rilevare come posizioni di questo genere si ritrovino (spesso anche con parole molto simili) anche in vari autori dell’Antico Testamento. Per circoscrivere anche qui il nostro esame ai testi poetici, noteremo che nel libro dei Salmi l’idea della fragilità dell’uomo viene ribadita con un’insistenza quasi esasperata. “L'uomo è come un soffio, i suoi giorni come ombra che passa” (Ps. 144); “come ombra è l'uomo che passa; solo un soffio che si agita, accumula ricchezze e non sa chi le raccolga” (Ps. 39). Nel contempo, è altrettanto presente, anche qui, l’idea della superiorità dell’uomo sul resto del creato: “che cosa è l'uomo perché te ne ricordi e il figlio dell'uomo perché te ne curi? Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato: gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi” (Ps. 8).

Il poeta greco e il Salmista riflettono dunque ed elaborano una concezione dell’uomo che prende spunto da una comune percezione. Per entrambi lo sguardo dell’uomo tende naturalmente a scrutare il cielo e a cercare Dio, ed anzi è questa una delle caratteristiche intrinseche che lo qualificano come uomo. Anche nel libro dei Salmi leggiamo: “Il Signore dal cielo si china sugli uomini per vedere se esista un saggio: se c'è uno che cerchi Dio” (Ps. 14).

Una rilettura comparata dei testi poetici della tradizione e dell’Antico Testamento è dunque interessante per rilevarne gli aspetti comuni: in entrambi emerge la rappresentazione di una umanità ansiosa che cerca di capire il significato della propria esistenza e di mettersi in rapporto con un Tu più alto che certamente deve esistere “sopra il firmamento”.

Ma se questo è il punto iniziale, il séguito della vicenda si dipana in modi profondamente divaricati. Per l’uomo greco la ricerca del divino e il tentativo di dare risposte alle domande fondamentali può utilizzare come unico strumento la razionalità (che proprio per questo motivo viene valorizzata fino alle estreme possibilità) ed è una storia fatta di intuizioni e di delusioni, in un continuo oscillare di speranza e di disperazione: piccole scintille che si accendono in modo discontinuo in un panorama tendenzialmente nebbioso e buio. L’uomo greco non dispone di una Rivelazione, ma questo non gli impedisce di avere dei momenti di acuta percezione del divino: la sua preghiera, pur se rivolta a divinità che tali non sono, ha accenti di delicatezza e di tenerezza che mostrano momenti di straordinaria disponibilità. 



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