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PROFEZIA E POESIA/ Il salmista e il poeta greco: non sempre la ragione incontra ciò che cerca

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All’uomo dell’Antico Testamento Dio si è fatto conoscere e non solo ha risposto alla domanda di comprensione dell’uomo, ma addirittura gli si è presentato ancora prima che questi lo sollecitasse: la conoscenza del divino non è frutto di un’intuizione, ma è un avvenimento e una storia: “Ho cercato il Signore e mi ha risposto” (Ps.34); “Ciò che abbiamo udito e conosciuto e i nostri padri ci hanno raccontato, non lo terremo nascosto ai loro figli; diremo alla generazione futura le lodi del Signore” (Ps. 78). Ciò non significa che questa storia sia lineare e priva di incertezze: è una storia fatta di speranza e di angoscia (perché vi sono momenti in cui sembra che il Signore si sia nascosto e non corrisponda ai desideri dell’uomo), di tradimenti e di ribellioni, perché l’uomo ebraico è altrettanto insofferente e desideroso di autonomia quanto il suo contemporaneo greco.

Siamo dunque di fronte a due storie di cultura e di esperienza umana ricche di spessore e interessanti, pur nella loro diversità. Toccherà al cristianesimo valorizzare gli aspetti positivi dell’esperienza greca e istituire una sintesi feconda fra tradizione ebraica e tradizione greca.



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