BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

PROFEZIA E POESIA/ Il salmista e il poeta greco: non sempre la ragione incontra ciò che cerca

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Fratelli, sopra il firmamento deve abitare un Padre amorevole… Senti il Creatore, mondo? Cercalo sopra il firmamento”. Sono alcune parole dell’Ode alla Gioia di Federico Schiller che Beethoven pose in musica in uno dei passaggi più ispirati e più ricchi di spiritualità della sua ultima sinfonia. Ma sono parole che potrebbero rappresentare idealmente una traccia per leggere e seguire l’esperienza dell’uomo greco.

La recente enciclica Lumen Fidei pone l’accento sulla “fame di verità” del mondo greco e rileva in più punti come questo atteggiamento di ricerca della verità abbia portato quel mondo a elaborare un bagaglio di idee e di conoscenze che permise al cristianesimo primitivo di avere nel mondo greco “un partner idoneo per il dialogo”. Fatto ancora storicamente più rimarchevole, “l’incontro del messaggio evangelico con il pensiero filosofico del mondo antico costituì un passaggio decisivo affinché il Vangelo arrivasse a tutti i popoli, e favorì una feconda interazione tra fede e ragione”. Altre osservazioni di tenore similare sono state più volte proposte in testi del magistero di Benedetto XVI e sono ora riprese e ribadite da Papa Francesco nella sua prima enciclica. Basterebbero già queste poche parole per affermare l’importanza di una lettura del mondo greco che faccia perno sul tema della ricerca di Dio e sul tentativo di rispondere alle eterne ed essenziali domande sull’uomo.

In questa prospettiva, la lettura dei testi poetici può avere un ruolo di grande importanza, sia perché la filosofia (almeno nella sua definizione tecnica) si affaccia in un momento successivo, sia perché nella civiltà greca arcaica e classica il poeta ha un ruolo importante: il suo prestigio e la sua autorevolezza non sono determinate unicamente dalla capacità compositiva ed espressiva, ma la sua figura tende ad assumere un ruolo sostanzialmente profetico: l’ispirazione poetica è qualcosa che pone il poeta in diretto contatto con la divinità, e quindi lo eleva al di sopra dell’umanità comune. Per questo alle parole del poeta viene riconosciuta un’importanza speciale.

Chi legge la poesia greca si rende conto di quanto sia profondamente inscritta nel sentire dell’uomo greco la percezione della precarietà dell’uomo. “Sogno di un’ombra è l’uomo” afferma il poeta lirico Pindaro, e “non siamo altro che immagini, tutti noi che viviamo, ombra leggera”, ribadisce in una sua tragedia Sofocle. Questa constatazione non impedisce all’uomo di essere perfettamente conscio anche della sua dignità e della sua posizione speciale all’interno del creato: sa di essere limitato, di non poter determinare se non in misura minima il proprio destino, di non essere in grado di sapere se domani o fra pochi istanti esisterà ancora, ma questo non gli impedisce di essere conscio della propria dignità: nell’uomo ci sono istinti e pulsioni oscure condivise con le bestie e i bruti, ma c’è anche una parte nobile (la ragione, lo spirito) che lo rende consanguineo agli dèi: “Siamo prossimi agli immortali per grandezza di mente o per natura, pur non sapendo quale percorso di giorno o di notte il destino ci ha prescritto di compiere” afferma ancora Pindaro. 



  PAG. SUCC. >