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TESTORI/ Salì sul "ring" della pittura, i suoi pugili sono al Meeting

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Un Pugile di Giovanni Testori (Immagine d'archivio)  Un Pugile di Giovanni Testori (Immagine d'archivio)

E anche l'aria attorno a loro è molto diversa da quella impregnata di fumo e di urla delle palestre milanesi. Lo sfondo infatti diventa via via sempre più decisamente bianco, di un biancore che fa risaltare come gemme il rosso che guarnisce i guantoni o i pantaloncini; un bianco che monumentalizza quei corpi, e ne fa così delle icone, immagini di una gloria che Testori vuole pietrificare nella pittura prima che la storia le spazzi via.

Non a caso l'ultima tela del ciclo oltre ad essere la più monumentale (è tra quelle presenti al Meeting) è anche quella storicamente più connotata: Testori infatti si ispirò alla foto del celebre KO che l'8 maggio 1971 mise fine alla carriera di Nino Benvenuti, nel secondo combattimento con Carlos Monzon. Un'immagine di sconfitta, con una posa che ha una bellezza drammatica da farla assomigliare a una sorta di "pietà". La sconfitta di Benvenuti, uno dei più grandi pugili della storia, come giustamente sottolinea Davide Dall'Ombra nel testo del volume che racconta la storia di questo ciclo, può essere considerata un capolinea. Capolinea di un'Italia che si lasciava definitivamente alle spalle la baldanza del boom, e metteva nel cassetto quel sogno stupendo di cavalcare il progresso restando però sempre se stessa. 



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