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LETTURE/ "Io non ho paura": Francesca, la grazia di una certezza

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Piero della Francesca, Resurrezione (1450-1463) (Immagine d'archivio)  Piero della Francesca, Resurrezione (1450-1463) (Immagine d'archivio)

È soprattutto una storia fatta di incontri e di amicizie in cui si è affacciata nella vita di Francesca una certezza, che lei ha coltivato e custodito, senza rinunciare alla sua umanità, intensa e appassionata e allo stesso tempo "normale". 

Come scrive nella prefazione del libro P. Mauro Lepori, abate generale dell'Opera Cistercense, "Francesca è entrata progressivamente in questa fiducia e certezza, come un bimbo fra le braccia della madre […] perché aveva fatto suo l'abbraccio di Gesù attraverso la compagnia di chi l'ha accompagnata". Ed è Francesca che scrive a noi amiche, un volta ricevuta la diagnosi "Amica, io sono in pace, perché Gesù mantiene la promessa di renderci felici. Fai con me questa strada e lo vedremo". Una strada sempre vissuta nella sequela intensa a don Julián Carrón, successore di don Giussani nella guida del movimento di Cl. Una strada che, nell'ultimo anno di malattia, non le ha risparmiato fatica, dolore e debolezze, attraversando le quali lei stessa ha potuto dire "sono sopraffatta della carità di tutti verso di me e quindi dall'abbraccio di Gesù". 

Nel libro il marito afferma che "la Franci era una di noi, né più né meno. Una piena di difficoltà, che cadeva e si rialzava come tutti noi. Ma il modo in cui è stata di fronte al suo passaggio, per me è stato una festa. Perché […] che la Franci sia arrivata a quel livello di certezza è proprio segno che Cristo c'è. Perché è solo con Lui che mia moglie ha potuto vivere e morire così. E se è così, davanti al fatto che continui a cadere, ad accorgerti che hai poca fede o che magari ti vengono i dubbi, c'è una cosa che non puoi più cancellare e che ti fa dire: Cristo, tu sei qui con me. La strada è questa". Per tutti.

(Anna Scarfone)

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